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MINERVA CHIRURGICA

Rivista di Chirurgia


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NOTE DI TECNICA  


Minerva Chirurgica 2000 October;55(10):721-32

lingua: Italiano

La mesogastrectomia nella chirurgia del carcinoma gastrico (Esperienza di 61 casi)

Gullino D., Giordano O., Ghione S., Lijoi C., Masella M., Zavattero C.


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Obiettivo. Nella chirurgia oncologica gastrica, ricerca di una tecnica di rimozione in blocco dell'intera regione mesogastrica posteriore con un intervento standardizzato secondo modalità e piani anatomo-embriologici ben definiti.
Metodi. Una succinta descrizione dell'evoluzione embriologica del mesogastrio posteriore permette di documentare la formazione della fascia mesogastrica (e della fascia sopramesocolica dell'omento ‹ che ne è una continuazione) e di documentare che la fascia mesogastrica è l'equivalente embriologico-anatomico della fascia di Treitz, retro-testa pancreatica, e della fascia di Toldt, retrocolica, con le quali è in continuità strutturale. Come le fasce di Treitz e di Toldt, anche la fascia mesogastrica costituisce il piano chirurgico di scollamento della relativa regione e permette il massimo di sicurezza e di radicalità. Con la legatura primaria delle arterie all'origine e delle vene allo sbocco, tutta la regione mesogastrica posteriore, con le relative stazioni linfonodali, può essere rimossa in blocco con la massima radicalità e sicurezza ed anche secondo il principio del ''no touch isolation''. Con questa tecnica, tra il 1973-1994, abbiamo operato 61 casi, il 17% dell'intera casistica di carcinomi gastrici.
Risultati. La mesogastrectomia risultò intervento di necessità nell'87% dei casi per carcinomi a sede alta o molto estesi, tipo linite plastica. Soltanto 23 casi = 37% risultarono negli stadi pTNM II e III A, 38 = 63% negli stadi III B e IV. In casi non selezionati e anche con gravi patologie associate e con interventi in urgenza ed anche allargati oltre la mesogastrectomia, la morbilità fu soprattutto legata al versamento pleurico e la vera mortalità operatoria fu di soli 2 casi = 3% e per due errori di tecnica: una deiscenza anastomotica esofago-digiunale (l'unica della casistica, 1,6%) per nidi neoplastici esofagei in sede di sutura e una necrosi nel territorio epatico sinistro per sezione dell'arteria gastrica sinistra all'origine mentre esisteva una grossa collaterale epatica. I risultati per gli stadi II e III A furono ottimi: stadio II, 100% di sopravvivenza a 5, 10, 15 anni; stadio III A 88% a 5 anni, 70% a 10 anni, 55% a 15 anni, ma soli due morti per neoplasia a 2,7 e 4,6 anni. Per gli stadi III B e IV i risultati si equivalgono con quelli di grosse casistiche operate secondo i metodi tradizionali. Le condizioni postoperatorie di nutrizione e di vita sono state buone, i pazienti ripresero le proprie attività con l'ausilio di una continua terapia sostitutiva cloridrico-peptica e con estratto totale di mucosa gastrica.
Conclusioni. Riteniamo la mesogastrectomia un vero progresso di tecnica e di risultati per gli stadi II e III A; discutibile per gli stadi III B e IV pur avendo avuto, anche in questi stadi, singoli casi sopravvissuti oltre i 10 anni. Desta stupore il caso stadio pT3N0M1 = IV, con metastasi epatica accresciutasi, unica, fino ad un anno e poi spontaneamente scomparsa, con paziente tuttora vivente e in buona salute dopo 20 anni e 6 mesi dall'intervento.

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