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MINERVA CHIRURGICA

Rivista di Chirurgia


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ARTICOLI ORIGINALI  


Minerva Chirurgica 2000 September;55(9):607-10

lingua: Italiano

Diagnosi e terapia delle ernie epigastriche (Analisi della nostra esperienza)

Corsale I., Palladino E.


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Obiettivo. Le epigastriche rappresentano lo 0,35-1,5% delle ernie della parete addominale e l'8% di quelle della linea mediana. Nella maggior parte dei casi sono di piccole dimensioni (15-25 mm), ma è comunque possibile il rilievo di ernie epigastriche voluminose (5-10 cm): in questi casi il sacco può contenere appendici epiploiche o visceri (anse ileali, stomaco). Le ernie epigastriche nel 20% dei casi sono multiple: pertanto è opportuno valutare l'integrità della intera linea alba. A tale scopo si rivela di indubbia efficacia l'ecografia, presentando una sensibilità verso questa patologia del 100%.
Metodi. Abbiamo rivisto la nostra casistica dal 1989 analizzandone gli aspetti clinici, diagnostici e terapeutici e sottolineando il carattere sfumato della sintomatologia delle ernie epigastriche, anche di quelle complicate da incarceramento. Eseguiamo la correzione chirurgica di una ernia epigastrica sempre in anestesia generale ed aprendo il sacco peritoneale per procedere alla lisi di eventuali aderenze. Abbiamo impiegato materiale protesico (polipropilene) posto in sede properitoneale per la confezione della plastica parietale solo in caso di ernie voluminose.
Risultati. Con un follow-up del 79% a due anni dall'intervento, non abbiamo registrato alcuna recidiva.
Conclusioni. La correzione chirurgica delle ernie epigastriche non sempre necessita dell'impianto di una protesi, ma può giovarsi della semplice ricostruzione diretta, purché sia seguito un corretto orientamento della sutura, dipendente dalle dimensioni della porta erniaria. Viceversa le ernie epigastriche recidive e le voluminose, multiple o isolate, possono essere stabilmente corrette mediante apposizione di MESH properitoneale.

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