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MINERVA CHIRURGICA

Rivista di Chirurgia


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Minerva Chirurgica 2000 Aprile;55(4):201-4

lingua: Italiano

Colecistectomia laparoscopica gasless (La nostra esperienza su 130 casi confrontati con 450 casi trattati con la tecnica con CO2)

Bossuto E., Bonatti L., Schieroni R., Villata E., Bacino A., Galliano R., Lorenzini L., Borello G., Butera F., Massaioli N.


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Accanto alla tecnica che prevede la creazione di una camera operativa addominale grazie all'introduzione di gas (solitamente CO2) nella cavità peritoneale, si è sviluppata una nuova metodologia che non prevede l'utilizzo di gas (laparoscopia gasless), ma di un sistema di sollevamento meccanico ed atraumatico, collegato alla parete addominale stessa.
Viene descritta una tecnica che utilizza, inserendo in addome attraverso una mini incisione periombelicale, una ciambella gonfiabile collegata ad un martinetto esterno di sollevamento fissato al lettino operatorio, dotato di motore elettrico e di frizione.
Dal maggio 1991 al giugno 1998, 580 pazienti sono stati sottoposti ad intervento chirurgico di colecistectomia laparoscopica. Dal dicembre 1995, 130 pazienti sono stati sottoposti ad intervento in laparoscopia gasless.
Scomparsa del dolore alla spalla ed all'ipocondrio destro presente nel 70% dei pazienti operati con la tecnica con CO2, importante riduzione dei rischi anestesiologici, soprattutto nei pazienti anziani con insufficienza cardiopolmonare.
Manovre chirurgiche più agevoli grazie alla possibilità di utilizzare ferri chirurgici tradizionali. Il lavaggio ed aspirazione continua consente, oltre ad un buon controllo dell'emostasi intraoperatoria, grazie anche l'impiego di garze e lunghette, una riduzione del fenomeno dell'appannamento dell'ottica senza rischio di perdita del pneumoperitoneo.
Minore visibilità del campo operatorio particolarmente in pazienti obesi, a causa soprattutto della ridotta distensione diaframmatica e per la mancanza dell'effetto di dislocazione delle anse intestinali.
La tecnica gasless, a nostro parere, è indicata soprattutto nei pazienti con disturbi polmonari, nei quali l'ipercapnia potrebbe rappresentare un rilevante rischio operatorio.

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