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MINERVA CHIRURGICA

Rivista di Chirurgia


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ARTICOLI ORIGINALI  


Minerva Chirurgica 1999 Marzo;54(3):143-56

lingua: Italiano

La ricostruzione mammaria: un equilibrio possibile fra terapia oncologica, metodiche ricostruttive e paziente

Pepe N., Pepe P., Carnì D.


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Obiettivo. Partendo da un'esperienza di chirurgia oncologica, ma volendo rispondere alle esigenze ricostruttive della paziente, gli Autori hanno voluto indagare sul danno della terapia medica (chemio-ormono- e radioterapia) verso le tecniche ricostruttive; stabilire se esista una interferenza da parte dei tessuti impiegati nella ricostruzione sulla diagnosi e terapia delle recidive; osservare quale possa essere la migliore strategia ricostruttiva, in rapporto al «timing»; realizzare una mammella esteticamente migliore.
Metodi. Attraverso un'analisi retrospettiva, nell'arco di 2 anni abbiamo sottoposto, nella nostra divisione di chirurgia generale, 3 pazienti a ricostruzione immediata tramite espansori 4 pazienti (di cui 2 con ricostruzione bilaterale), ed 1 paziente a ricostruzione differita post-radioterapia, con un follow-up massimo di 4 anni; per migliorare il risultato estetico, si sono adottate le seguenti manovre chirurgiche: 1) conservazione del piccolo pettorale ribaltato a creare lateralmente la tasca muscolare; 2) disinserzione costale e sternale del muscolo grande pettorale; 3) creazione di una tasca muscolare ai quadranti superiori e sottocutanea nei quadranti inferiori; 4) creazione del solco; 5) pessi immediata, della mammella superstite. La polichemioterapia è stata eseguita su tutte le pazienti sia intraoperatoriamente che nel periodo postoperatorio.
Risultati. Tutte le pazienti trattate, attualmente (gennaio 97), non presentano segni di recidiva locoregionale né tantomeno di metastasi generali. Abbiamo riscontrato come complicazioni un'infezione subacuta della tasca protesica con esposizione dell'espansore, un'infezione del materiale di sutura, utilizzato per la conizzazione della ghiandola nella pessi della mammella controlaterale, in una ricostruzione differita dopo radioterapia.
Nella valutazione del risultato estetico, si sono osservate in tutte le pazienti una diastasi della cicatrice di grado variabile, l'assottigliamento della cicatrice, una modesta distorsione della protesi, osservabile ecograficamente. Il grado di contrattura della capsula periprotesica è stato valutato secondo la scala di Baker, risultando in tutte le pazienti di I-II grado.
Alla luce dei quesiti e dell'esperienza maturata viene analizzato, attraverso l'osservazione della bibliografia in proposito, l'effetto della radioterapia sulla ricostruzione tramite espansione tissutale; l'effetto della radioterapia sulla ricostruzione con tessuti autologhi; l'effetto della chemioterapia sulla ricostruzione tramite espansione o tessuti autologhi; l'effetto combinato della radio e chemioterapia sulla ricostruzione con protesi o tessuti autologhi. Viene inoltre indagato il timing e l'eventuale difficoltà nel repertamento di una recidiva locoregionale.
Conclusioni. Siamo pienamente concordi sulla necessità di eseguire una ricostruzione che sia immediata, quando indicata (soprattutto nelle ricostruzioni bilaterali) con protesi, poiché più semplice. Riteniamo che la chemioterapia non interferisca con il processo di espansione, mentre, se si valuta che occorra irradiare la paziente, è sicuramente meglio ricostruire utilizzando dei tessuti autologhi. Pensiamo inoltre che per determinate metodiche ricostruttive (la sostituzione dell'espansore, la ricostruzione differita con espansore) si debba utilizzare maggiormente il Day Hospital o, meglio, l'Office Surgery.

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