Home > Riviste > Minerva Cardioangiologica > Fascicoli precedenti > Minerva Cardioangiologica 2013 October;61(5) > Minerva Cardioangiologica 2013 October;61(5):575-90

ULTIMO FASCICOLO
 

ARTICLE TOOLS

Estratti

MINERVA CARDIOANGIOLOGICA

Rivista sulle Malattie del Cuore e dei Vasi


Official Journal of the Italian Society of Angiology and Vascular Pathology
Indexed/Abstracted in: EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 0,695


eTOC

 

REVIEW  


Minerva Cardioangiologica 2013 October;61(5):575-90

Copyright © 2013 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Come ottimizzare il trattamento percutaneo delle lesioni della biforcazione: stent dedicati vs stenting temporaneo

Alegria-Barrero E. 1, Foin N. 2, Lindsay A. C. 1, Paulo M. 1, Hei Chan P. 1, Syrseloudis D. 1, Viceconte N. 3, Martos R. 4, Beatt K. 4, Di Mario C. 1

1 Cardiovascular Biomedical Research Unit Royal Brompton Hospital, London, UK; 2 Imperial College, London, United Kingdom; 3 Heart and Great Vessels Department Sapienza University of Rome, Rome, Italy; 4 Cardiology Department, Mayday University Hospital, Croydon, UK


PDF  


Sebbene lo stenting temporaneo con “tecnica a T”, mediante lo stenting del ramo principale e lo stenting opzionale del ramo collaterale, rappresenti attualmente la strategia standard generalmente preferita per le semplici lesioni della biforcazione, l’intervento coronarico percutaneo (ICP) delle vere lesioni complesse della biforcazione resta un intervento arduo da eseguire anche con i moderni stent farmaco-eluenti di seconda generazione. Il trattamento delle lesioni complesse della biforcazione non solo richiede molto più tempo ma può condurre a un tasso significativamente maggiore di infarto del miocardio periprocedurale e restenosi tardiva, trombosi da stent e rivascolarizzazione della lesione bersaglio. Tali complicanze cliniche possono essere almeno in parte dovute al fatto che le attuali tecniche per il trattamento delle biforcazioni spesso non riescono a garantire un copertura continua da parte dello stent dell’ostio del ramo collaterale e dei rami della biforcazione e spesso lasciano un significativo numero di puntoni malposizionati. I puntoni che restano non apposti nel lume sono inefficienti nel trasferire il farmaco alla parete del vaso, disturbano il flusso ematico e possono aumentare il rischio di restenosi e trombosi da stent. Il presente articolo riassume le diverse tecniche di stenting della biforcazione, evidenziandone i relativi meriti e svantaggi. Viene inoltre discusso il ruolo dei più recenti dispositivi dedicati di stenting della biforcazione, oltre al ruolo dell’imaging nel guidare l’ottimale impianto dello stent.

inizio pagina

Publication History

Per citare questo articolo

Corresponding author e-mail

c.dimario@rbht.nhs.uk