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MINERVA CARDIOANGIOLOGICA

Rivista sulle Malattie del Cuore e dei Vasi


Official Journal of the Italian Society of Angiology and Vascular Pathology
Indexed/Abstracted in: EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
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ARTICOLI ORIGINALI  


Minerva Cardioangiologica 2013 Febbraio;61(1):1-9

lingua: Inglese

Incidenza e outcome a lungo termine di trombosi intrastent dopo impianto di stent medicati e non medicati: un’analisi retrospettiva

Pullara A., Longo G., Gonella A., D’Ascenzo F., Biondi Zoccai G., Moretti C., Sciuto F., Omedè P. L., Bollati M., Gaita F., Sheiban I.

Division of Cardiology, University of Turin, Turin, Italy


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Obiettivo. La trombosi intrastent (stent thrombosis, ST) rappresenta un’importante complicanza della rivascolarizzazione coronarica percutanea con impianto di stent. Non sono disponibili studi dettagliati sul suo impatto a lungo termine. Scopo di questo studio è di valutare l’incidenza, i predittori, e la prognosi a lungo termine dei pazienti con ST.
Metodi. Sono stati inclusi tutti i pazienti sottoposti a procedure di PCI con impianto di stent medicati e non medicati tra il luglio 2002 e il giugno 2004 presso il nostro Centro. La ST è stata definita in accordo con la definizione dell’Academic Research Consortium (definita, probabile, possibile).
Risultati. Sono stati inclusi 1112 pazienti, 895 trattati con stent non medicati (bare metal stent, BMS) e 258 con almeno 1 stent medicato (drug eluting stent, DES). L’incidenza della ST a 5 anni di follow-up è stata dell’1,8% (20 casi). Tra le ST, 14 sono state classificate come definite, 4 come probabili, e 2 come possibili. Sono state evidenziate delle differenze fra i gruppi con e senza ST per quanto riguarda l’incidenza di trombosi coronarica durante la procedura indice (20% vs. 7%; P=0,02), il trattamento di by-pass venoso (10% vs. 3%; P=0.04), e il trattamento dei vasi con diametro inferiore ai 2,75 mm (35% vs. 19; P=0.06). A 30 giorni le due popolazioni differivano per l’incidenza di morte per tutte le cause (20% vs. 0,5%; P<0,001), infarto miocardico (5% vs. 0,5%; P=0,02), rivascolarizzazione coronarica (25% vs. 4%; P<0,001), e MACE (40% vs. 5%; P<0,001). Per gli eventi cumulativi alla data del follow-up clinico (61,15±11,03), le due popolazioni differivano per l’incidenza morte per tutte le cause (35% vs. 14%; P=0,057), infarto miocardico (30% vs. 4%; P<0,001), rivascolarizzazioni (75% vs. 29%; P<0,001), e MACE (95% vs. 41%; P<0,001).
Conclusioni. La trombosi intrastent ha una rilevanza clinica enorme in relazione al suo effetto sulla prognosi. Il presente studio non sottolinea differenze tra l’incidenza di trombosi intrastent tra l’uso di DES e BMS.

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