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MINERVA CARDIOANGIOLOGICA

Rivista sulle Malattie del Cuore e dei Vasi


Official Journal of the Italian Society of Angiology and Vascular Pathology
Indexed/Abstracted in: EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 0,752


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REVIEW  


Minerva Cardioangiologica 2012 April;60(2):213-26

Copyright © 2012 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Biomarker e scompenso cardiaco

Eleuteri E. 1, Di Stefano A. 2

1 Cardiology Division, Salvatore Maugeri Foundation, IRCCS, Scientific Institute of Veruno, Novara, Italy;
2 Cardiorespiratory Apparatus, Citoimmunopathological Laboratory, Veruno,


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Il significato del termine biomarker è stato standardizzato nel 2001 in ambito NIH: si tratta di “una caratteristica obiettivamente misurata e valutata come indicatore di processi biologici normali, patologici, o di risposte farmacologiche ad interventi terapeutici”. La capacità di un biomarker di incrementare qualità ed efficacia delle cure terapeutiche dipende da vari fattori, che comprendono probabilità pre-test, sensibilità e specificità, costi, benefici, rischi, e non da ultimo preferenze del paziente rispetto ad eventuali alternative disponibili. Con il costante obiettivo di migliorare la diagnosi e la stratificazione prognostica dei pazienti affetti da scompenso cardiaco cronico, si è prodotta negli ultimi anni un’intensa attività di ricerca che ha portato a individuare numerosi potenziali biomarker. Diverse classificazioni sono state ipotizzate, in effetti molto simili tra loro in quanto costruite tenendo conto della stretta relazione che intercorre fra le diverse molecole e la fisiopatologia dello scompenso cardiaco. Le categorie proposte comprendono indici di flogosi, stress ossidativo, rimodellamento della matrice extracellulare, neuro-ormoni, lesione e stress a carico delle miocellule, e con un ultimo gruppo che raccoglie biomarkers di più recente scoperta e non ancora completamente caratterizzati. La ricerca del biomarker ideale è tuttora in atto: numerosi tra quelli recenti, ma anche alcuni per così dire datati e ampiamente studiati, devono ancora dimostrare la loro vera rilevanza clinica. È quindi dall’integrazione delle informazioni provenienti da più biomarker che il cardiologo deve trarre le informazioni utili alla valutazione diagnostica e alle cure dei propri pazienti. L’esperienza accumulata in ambito di ricerca sperimentale e clinica e le indagini in corso sul genoma umano indicano sembra ombra di dubbio che il futuro non sarà certo avaro di nuove molecole candidate al ruolo di biomarker.

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