Home > Riviste > Minerva Cardioangiologica > Fascicoli precedenti > Minerva Cardioangiologica 2011 August;59(4) > Minerva Cardioangiologica 2011 August;59(4):321-30

ULTIMO FASCICOLO
 

ARTICLE TOOLS

Estratti

MINERVA CARDIOANGIOLOGICA

Rivista sulle Malattie del Cuore e dei Vasi


Official Journal of the Italian Society of Angiology and Vascular Pathology
Indexed/Abstracted in: EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 0,695


eTOC

 

REVIEW  


Minerva Cardioangiologica 2011 August;59(4):321-30

Copyright © 2011 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Stress test di routine dopo interventi coronarici percutanei

Patel A., Waller A. H., Rusovici A., Dhruvakumar S., Maher J., Gerula C., Haider B., Klapholz M., Kaluski E.

Division of Cardiology, University Hospital Medical Center, New Jersey Medical School, Newark, NJ, USA


PDF  


L’intervento coronarico percutaneo (percutaneous coronary intervention, PCI) rappresenta la procedura cardiovascolare realizzata con maggiore frequenza. Molti dei medici che hanno in cura pazienti già sottoposti a PCI prescrivono a questi soggetti l’esecuzione periodica di stress test. Negli anni recenti, grazie alla progressiva diffusione degli stent medicati (drug eluting stents, DES), gli eventi cardiaci avversi maggiori (major adverse cardiac events, MACE) e le ristenosi in-stent (in-stent restenosis ISR) si sono ridotti ad una percentuale combinata <10% nei primi 12 mesi post-PCI, e solo la metà di questi pazienti è sintomatica. Ciò si è tradotto in una ridotta probabilità di ischemia post-PCI nei pazienti che verrebbero sottoposti ai test. Di conseguenza, il beneficio di questa procedura è stato messo in discussione. Oltre alle implicazioni economiche, l’esecuzione di routine di stress test post-PCI può comportare potenziali pericoli: aritmie, infarto o morte indotti dai farmaci utilizzati o dallo sforzo richiesto, esposizione del paziente a radiazioni, risultati falsi positivi che richiedono ulteriori test o interventi eccessivamente invasivi, e un’illusione di “benessere” ingiustificata a fronte di una malattia alquanto imprevedibile. Questa review prende in considerazione il ruolo degli stress test post-PCI. Si conclude che l’esecuzione di stress test di routine in pazienti post-PCI asintomatici e clinicamente stabili dovrebbe essere scoraggiata. Un impiego selettivo di questi test in pazienti con rischio eccezionalmente alto di ISR o MACE può essere utile per rispondere ad importanti quesiti clinici o per guidare e perfezionare il trattamento.

inizio pagina

Publication History

Per citare questo articolo

Corresponding author e-mail

kalusked@umdnj.edu