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MINERVA CARDIOANGIOLOGICA

Rivista sulle Malattie del Cuore e dei Vasi


Official Journal of the Italian Society of Angiology and Vascular Pathology
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ARTICOLI ORIGINALI  


Minerva Cardioangiologica 2010 Agosto;58(4):425-31

lingua: Inglese

Ricorrenza di stroke criptogenico o TIA in pazienti con patent foramen ovale trattato con successo utilizzando diversi tipi di devices occlusive follow-up di cinque anni

De Cillis E., Acquaviva T., Basile D. P., Cipriani F., Bortone A. S.

Institute of Cardiac Surgery, Department of Emergency and Organs Transplantation, University of Bari, Bari, Italy


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Obiettivo. Lo stroke rappresenta la terza causa di morte nei paesi occidentali e la prima di disabilità. L’85% di questi sono su base ischemica e di questi il 75% riconosce come eziologia un processo embolico, che nel 40% è privo di una qualsiasi patologia che ne spieghi la causa (stroke criptogenico). Fino ad oggi non esistono evidenze cliniche definitive che il trattamento percutaneo di chiusura del forame ovale pervio sia capace di prevenire le recidive di stroke nei pazienti che ne sono affetti. Scopo dello studio è valutare l’incidenza di recidive a 5 anni in pazienti trattati con successo per via percutanea con diversi tipi di occlusore, attraverso esami clinici e strumentali.
Metodi. Da febbraio 2004 a novembre 2009, 72 pazienti (40 femmine e 32 maschi, età media 46 anni, range 14-66), ricoverati con diagnosi di eventi cerebrali ischemici ricorrenti (58 stroke e 14 TIA) sono stati sottoposti a chiusura percutanea del forame ovale pervio. Trentuno di essi (43%), presentavano una concomitante storia di emicrania, 16 dei quali con aura. Sono stati utilizzati cinque tipi diversi di occlusore per un numero totale di 74 impianti. Tutti i pazienti sono stati valutati nel follow-up con esame neurologico (scala di Rankin modificata), Doppler transcranico ed Ecocardiogramma transtoracico.
Risultati. L’impianto è avvenuto con successo in tutti i pazienti senza complicanze periprocedurali maggiori. Solo due pazienti hanno presentato aritmie atriali. Tutti i pazienti sono stati dimessi dopo tre giorni in buone condizioni generali, in duplice terapia antiaggregante. Il follow-up è stato completo in tutti i pazienti (mediana 30, range 3-58 mesi). A 5 anni, nessun paziente ha presentato recidive di stroke o TIA, e nessuna nuova lesione cerebrale è stata riscontrata alla RMN nei pazienti con shunt residuo. Inoltre in 65 pazienti (P<0,0001) lo score di Rankin si è ridotto a 0, mentre in due ha raggiunto 1. In 19 (P<0,0001) dei 31 pazienti con emicrania concomitante, l’intensità e la frequenza degli attacchi si è complessivamente ridotta. Al Doppler transcranico, 5 pazienti sono risultati positivi per la presenza di shunt residuo. Peraltro l’ecotranstoracico ha mostrato un impianto ottimale in tutti i pazienti senza segni di erosione, incompleta chiusura o trombosi, indipendentemente dal tipo di occlusore usato.
Conclusioni. La nostra esperienza ha mostrato che il trattamento percutaneo di chiusura del PFO è una procedura sicura ed efficace nel medio termine nella prevenzione delle recidive nei pazienti affetti da eventi ischemici cerebrali, indipendentemente dal tipo di occlusore utilizzato.

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