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MINERVA CARDIOANGIOLOGICA

Rivista sulle Malattie del Cuore e dei Vasi


Official Journal of the Italian Society of Angiology and Vascular Pathology
Indexed/Abstracted in: EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
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REVIEW  METABOLISMO CARDIOVASCOLARE


Minerva Cardioangiologica 2010 April;58(2):269-76

lingua: Inglese

Elettrofisiologia cardiaca nel diabete

Pappone C., Santinelli V.

Department of Arrhythmology, Villa Maria Cecilia Hospital, Cotignola, Ravenna, Italy


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I pazienti con diabete mellito sono a più alto rischio di aritmie cardiache e di morte cardiaca improvvisa. Nonostante numerosi studi, condotti sia sull’animale sia sull’uomo, i meccanismi dell’aumentata vulnerabilità elettrica ventricolare nel diabete rimangono ancora da definire e si ritiene che una concomitanza di più fattori possa facilitarne l’insorgenza. L’ateroscelosi coronarica nonchè la microangiopatia frequentemente presenti nel diabete mellito favoriscono l’insorgenza di ischemia miocardica che predispone ad aritmie cardiache. Inoltre, la disfunzione del sistema nervoso autonomico, sia simpatico che parasimpatico, che spesso si associa al diabete, può influenzare negativamente la stabilità elettrica del cuore predisponendolo ad aritmie anche maligne. Bisogna anche tener conto che in corso di diabete si riscontrano comunemente all’elettrocardiogramma anomalie della ripolarizzazione cardiaca con allungamento dell’intervallo QT/QTc e alterazione dell’onda T, fenomeni che notoriamente destabilizzano elettricamente il cuore attraverso una profonda dispersione dei periodi refrattari con conseguente predisposizione all’aritmogenesi. Sembra quindi che molteplici fattori, comunemente presenti nel paziente diabetico, contribuiscano con meccanismi differenti e complessi ad alterare l’elettrofisiologia cardiaca a tal punto da rendere il cuore più vulnerabile alle aritmie cardiache e alla morte improvvisa. Un recente studio prospettico della durata di cinque anni ha dimostrato che il diabete è un predittore indipendente di progressione della fibrillazione atriale e che tale progressione può rimanere silente. Un altro studio prospettico ha dimostrato che i pazienti con diabete tipo 2 e fibrillazione atriale sono a più alto rischio di morte rispetto a pazienti diabetici senza fibrillazione atriale. Queste seminali osservazioni dimostrano che la fibrillazione atriale, così frequentemente osservata nei diabetici e nelle persone anziane, non deve essere più considerata come un’ aritmia benigna ma come un marker prognostico negativo di morte improvvisa.

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