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MINERVA CARDIOANGIOLOGICA

Rivista sulle Malattie del Cuore e dei Vasi


Official Journal of the Italian Society of Angiology and Vascular Pathology
Indexed/Abstracted in: EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
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ARTICOLI ORIGINALI  


Minerva Cardioangiologica 2010 Febbraio;58(1):35-40

lingua: Inglese

Uso di NaCl soluzione salina e N-acetil cisteina nella prevenzione della nefropatia da mezzo di contrasto in diversi gruppi di pazienti ad alto e basso rischio sottoposti ad angiografia coronaria

Calabrò P., Bianchi R., Caprile M., Sordelli C., Cappelli Bigazzi M., Palmieri R., Gigantino G., Limongelli G., Capozzi G., Cuomo S., Calabrò R.

Division of Cardiology, Department of Cardiothoracic Sciences, Second University of Naples, Monaldi Hospital, Naples, Italy


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Obiettivo. La nefropatia da mezzo di contrasto (contrast-induced nephropathy, CIN) è riconosciuta essere la terza causa di insufficienza renale acuta acquisita in ambito ospedaliero; nella popolazione generale l’incidenza della CIN in seguito a procedure radiologiche invasive è bassa mentre nei pazienti affetti da malattie cardiovascolari l’incidenza può diventare molto elevata fino al 20%. La CIN è generalmente descritta come un deterioramento acuto della funzione renale dopo somministrazione intravascolare di agente contrastografico iodato, in assenza di altre cause. Agli esami di laboratorio essa si evidenzia come incremento assoluto della creatininemia di almeno 0,5 mg/dl rispetto al valore basale, oppure come aumento relativo del 25% rispetto a quest’ultimo, in un arco di tempo compreso entro le 48-72 ore successive alla procedura diagnostica o interventistica che abbia richiesto l’impiego del mezzo di contrasto (mdc) radiologico.
Metodi. Da gennaio 2007 a dicembre 2008 sono stati studiati 598 pazienti sottoposti a esame coronarografico seguito o meno da procedura interventistica (angioplastica coronarica percutanea nel 49,66 %). Per tutti i pazienti è stato utilizzato mdc idrosolubile a bassa osmolarità e i pazienti sono stati suddivisi in due gruppi: gruppo A, 342 pazienti (57,2%), ad alto rischio di sviluppare CIN per la presenza di almeno uno dei seguenti fattori di rischio: diabete mellito, età >65 anni, creatinina pre-procedurale >1,4 mg/dl; gruppo B, 256 pazienti (42,8%), a basso rischio per l’assenza dei suddetti fattori. Il gruppo A veniva sottoposto a protocollo d’idratazione (soluzione fisiologica 1 ml/kg/h 12 ore pre- e post-procedura e 600 mg di acetilcisteina 12 ore prima, al mattino e 12 ore dopo la procedura). Il gruppo B non riceveva protocollo di idratazione.
Risultati. L’incidenza di CIN nella popolazione totale è stata di 40 casi (6,7%). In particolare nel gruppo A (ad alto rischio, idratati) la CIN si è verificata in 15 casi (4,4%) vs. 25 casi (9,76%) nel gruppo B (a basso rischio, non idratati). Il Contrast Index, pari al volume di mdc somministrato rapportato al volume massimo teorico calcolato con la formula di Cigarroa, era significativamente superiore nel gruppo A (valore mediano 0,38) rispetto al gruppo B (valore mediano 0,28) (P<0,005). Ad un’analisi multivariata che includeva fattori clinici quali l’età, il diabete, l’ipertensione, la dislipidemia, il fumo, i valori ematici di creatinina pre-procedura, il Contrast Index e l’idratazione, quest’ultima risultava l’unica variabile indipendente correlata in maniera inversa con l’incidenza di CIN (P=0,001).
Conclusioni. L’idratazione è sicuramente un sistema efficace e a basso costo nel prevenire la CIN e andrebbe effettuata in tutti i pazienti ad alto rischio, possibilmente in associazione al trattamento con acetilcisteina. Inoltre, questi risultati indicherebbero come anche nei pazienti a basso rischio potrebbe essere utile l’idratazione, in quanto, nonostante il valore del Contrast Index fosse significativamente minore in questa popolazione, l’incidenza della CIN è risultata significativamente maggiore.

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