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MINERVA CARDIOANGIOLOGICA

Rivista sulle Malattie del Cuore e dei Vasi


Official Journal of the Italian Society of Angiology and Vascular Pathology
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  IPERTENSIONE: LE NOVITA’


Minerva Cardioangiologica 2009 December;57(6):773-85

lingua: Inglese

L’inibizione del recettore di tipo II dell’angiotensina: le grandi speranze passate rimandano alla realtà?

Grothusen A., Divchev D., Luchtefeld M., Schieffer B.

Department of Cardiology and Angiology, Medical School of Hannover, Hannover, Germany


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L’attivazione cronica del sistema renina angiotensina (renin-angiotensin system, RAS) gioca un ruolo cruciale nello sviluppo dei varie patologie cardiovascolari (various cardiovascular diseases, CVD). La principale conquista dell’efficacia dell’inibizione del sistema RAS è stata migliorare il trattamento dei pazienti a rischio di CVD, come infarto del miocardio, insufficienza cardiaca e ictus. Sono attualmente disponibili tre classi di sostanze capaci di bloccare l’attivazione del sistema RAS: gli inibitori dell’enzima che converte l’angiotensina (angiotensin converting enzyme, ACE), i bloccanti del recettore di tipo 1 dell’angiotensina II (angiotensin II type 1 receptor blockade, ARB) e gli inibitori della renina. Nonostante l’obbiettivo generale di questi farmaci rimanga l’inibizione dell’attivazione del sistema RAS, i loro bersagli individuali variano e possono sostanzialmente influenzare i benefici clinici derivanti dal lungo utilizzo di questi farmaci. In questa rassegna, riassumiamo le testimonianze a nostra disposizione sull’uso degli ARB in differenti patologie cardiovascolari e l’impatto di queste sulle linee guida dei trattamenti per i pazienti a rischio di CVD. Oggi, gli ARB, grazie alla loro rilevante tollerabilità, rappresentano una valida alternativa nel caso di intolleranza agli ACE-inibitori. Gli ARB in confronto agli ACE-inibitori hanno dimostrato di esplicare effetti simili nel trattamento dell’insufficienza sistolica, negli interventi principali per l’ictus, e nella nuova insorgenza della microalbuminuria dipendente dal diabete mellito (diabetes mellitus, DM) di tipo I e II. Gli ARB dovrebbero essere considerati un’alternativa agli ACE-inibitori nei soggetti post-infarto del miocardio. In generale in ogni caso, non ci sono prove inconfutabili a favore di una protezione specifica a livello cardiovascolare data dall’inibizione del recettore per l’angiotensina di tipo I (angiotensin II Type 1 receptor, AT1) che provoca un eccessivo impatto dell’inibizione dell’enzima ACE, il quale porta a sua volta ad un aumento degli eventi avversi, di conseguenza, l’uso di questa combinazione di farmaci non dovrebbe essere incoraggiata. Per riassumere, le iniziali speranze per un impatto più specifico a livello cardiovascolare dell’inibizione del recettore AT1 in confronto agli ACE-inibitori non si sono rivelate vere. In ogni caso, gli ARB hanno dimostrato, in una vasta gamma di situazioni cliniche, di essere ugualmente efficaci rispetto gli inibitori dell’ACE.

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