Home > Riviste > Minerva Cardioangiologica > Fascicoli precedenti > Minerva Cardioangiologica 2009 October;57(5) > Minerva Cardioangiologica 2009 October;57(5):667-82

ULTIMO FASCICOLO
 

ARTICLE TOOLS

Estratti

MINERVA CARDIOANGIOLOGICA

Rivista sulle Malattie del Cuore e dei Vasi


Official Journal of the Italian Society of Angiology and Vascular Pathology
Indexed/Abstracted in: EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 0,695


eTOC

 

REVIEW  


Minerva Cardioangiologica 2009 October;57(5):667-82

Copyright © 2009 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Lesioni della biforcazione coronaria

Sharma S. K., Mares A. M., Kini A. S.

Mount Sinai Medical Center, New York, NY, USA


PDF  


Le biforcazioni coronariche sono predisposte a sviluppare placche aterosclerotiche a causa del flusso sanguigno turbolento e dell’alto “shear stress”. Queste lesioni rappresentano circa il 15-20% del numero totale di interventi chirurgici. La vera lesione della biforcazione consiste nell’ostruzione di oltre il 50% del diametro del vaso principale (main vessel, MV) e del ramo laterale (side branch, SB) in una maniera a “Y” rovesciata. Il trattamento delle lesioni della biforcazione coronarica rappresenta un’area impegnativa nella cardiologia interventistica, ma recenti progressi negli interventi coronarici percutanei (percutaneous coronary interventions, PCI) hanno permesso di aumentare sensibilmente il numero di pazienti trattati con successo per via percutanea. Se confrontati con gli interventi non a livello della biforcazione, quelli a livello della biforcazione mostrano una minore percentuale di successo della procedura, costi più elevati, un tempo di ospedalizzazione più lungo ed una maggior ri-stenosi valutata sia clinicamente che angiograficamente. L’introduzione degli stent che rilasciano farmaci (drug-eluting stents, DES) ha determinato una riduzione del numero e dell’entità della ri-stenosi del vaso principale MV, in confronto ai controlli storici. Tuttavia, rimangono i problemi di una stenosi residua dell’ostio del ramo latelare SB e di una ri-stenosi a lungo termine. Benché l’utilizzo di uno stent nel MV associato ad uno stent provvisorio nel SB sembri l’approccio prevalente, nell’era degli stent DES sono emerse numerose tecniche di doppio stent che permettono di riaprire i grandi rami laterali.

inizio pagina

Publication History

Per citare questo articolo

Corresponding author e-mail

angelica.mares@mountsinai.org