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MINERVA CARDIOANGIOLOGICA

Rivista sulle Malattie del Cuore e dei Vasi


Official Journal of the Italian Society of Angiology and Vascular Pathology
Indexed/Abstracted in: EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
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REVIEW  


Minerva Cardioangiologica 2009 Ottobre;57(5):537-65

lingua: Inglese

Stent biodegradabili e stent non biodegradabili

Garg S., Serruys P.

Department of Interventional Thoraxcentre, Rotterdam, The Netherlands


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L’introduzione dello stent coronarico nel 1986 ha rappresentato uno dei cambiamenti a più vasta portata nella pratica della cardiologia interventistica dalla sua nascita nel 1977. Nonostante tutti i benefici dell’utilizzo degli stent metallici a rilascio di farmaci (drug eluting stent, DES), le loro limitazioni hanno sollevato un nuovo interesse verso la tecnologia del biodegradabile. Questi stent biodegradabili, che sono realizzati in polimeri di leghe metalliche con o senza un rivestimento medicato, sono in grado di “impalcare” l’arteria per permettere che avvenga il naturale processo di guarigione, per poi biodegradarsi. Lo sviluppo di questa tecnologia è stato lento, tuttavia diversi stent biodegradabili sono entrati nei trial clinici, e molti altri sono allo stadio di sviluppo pre-clinico. Attualmente i DES metallici convenzionali hanno provato ad affrontare le proprie limitazioni; in particolare hanno cercato di riparare la loro reputazione danneggiata in seguito alle questioni sulla trombosi intra-stent. Di conseguenza, sono stati sviluppati sia degli stent realizzati con polimeri più biodegradabili sia dei DES privi di polimeri, e sono attualmente in fase di valutazione nei trial clinici. Questo articolo si propone di rivedere lo stato dell’arte degli stent biodegradabili, e di questi più nuovi DES, nel corso di questo periodo stimolante per la cardiologia interventistica, dal momento che la tecnologia aspira a sviluppare lo stent coronarico ideale.

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