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MINERVA CARDIOANGIOLOGICA

Rivista sulle Malattie del Cuore e dei Vasi


Official Journal of the Italian Society of Angiology and Vascular Pathology
Indexed/Abstracted in: EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
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REVIEW  


Minerva Cardioangiologica 2008 Dicembre;56(6):659-66

lingua: Inglese

Il complesso problema della fibrillazione atriale negli atleti

Furlanello F. 1, Pedrinazzi C. 2, Inama G. 2, De Ambroggi L. 1, Cappato R. 1

1 Arrhythmia and Electrophysiology Center IRCCS Policlinico San Donato San Donato Milanese, Milan, Italy
2 Department of Cardiology Ospedale Maggiore, Crema, Italy


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La fibrillazione atriale è la più comune causa di palpitazioni persistenti in giovani atleti agonisti, inclusi quelli impegnati in attività sportive elitarie. Occasionalmente, questa aritmia può interferire con la capacità dell’atleta di competere, causando la non elegibilità dell’atleta stesso nella selezione della prequalificazione. L’attività fisica agonistica ha un significativo impatto sul sistema nervoso autonomo. Infatti, l’esercizio fisico intenso e regolare determina a lungo termine un aumento nel tono vagale ed una conseguente bradicardia a riposo. Durante l’attività fisica e specialmente nel contesto della prova agonistica, si verifica un marcato rilascio di catecolamine, associato sia all’intenso sforzo fisico, sia allo stress emotivo. Entrambi questi fenomeni possono scatenare la fibrillazione atriale. Inoltre, in numerosi atleti è stata osservata l’associazione della fibrillazione atriale con la malattia del nodo del seno, sebbene le basi fisiopatologiche di questa associazione non siano chiare.
Il quadro è ulteriormente complicato dall’ampia diffusione dell’uso di “sostanze illecite”, vietate dalla Wada, i cui effetti aritmogeni sono stati evidenziati sia a livello atriale che ventricolare. Inoltre, l’uso di sostanze a scopo voluttuario, quali amfetamine, alcol, cannabinoidi, cocaina, ecstay e le cosiddette “nuove droghe da club” è significativamente aumentato, con numerosi casi di aritmie indotte da tali sostanze fino alla morte improvvisa. Questi effetti sono spesso esacerbati dall’uso combinato di diverse sostanze, specialmente nel contesto di situazioni quali le competizioni sportive, in cui il sistema simpatico è fortemente stimolato. Non sono disponibili in letteratura dati relativi all’efficacia della terapia anti-aritmica negli atleti con fibrillazione atriale (FA), ma è stato riportato che essi, in quanto sottoposti ad iperstimolazione adrenergica, sono maggiormente predisposti ad effetti pro-aritmici rispetto alla popolazione generale. Recentemente si è dimostrato che l’ablazione transcatetere con radiofrequenze, che comporta la disconnessione elettrica delle vene polmonari, in atleti con FA limitante le normali attività di allenamento e la partecipazione alle competizioni sportive è una procedura altamente efficace nel ripristino del ritmo sinusale e nel consentire il recupero dell’attività agonistica.

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