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MINERVA CARDIOANGIOLOGICA

Rivista sulle Malattie del Cuore e dei Vasi


Official Journal of the Italian Society of Angiology and Vascular Pathology
Indexed/Abstracted in: EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
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REVIEW  


Minerva Cardioangiologica 2008 Dicembre;56(6):643-52

lingua: Inglese

Prevenzione delle complicanze tromboemboliche nei pazienti affetti da fibrillazione atriale

Spiezia L., Prandoni P.

Department of Cardiac, Thoracic and Vascular Sciences 2nd Chair of Internal Medicine University of Padua, Padua, Italy


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La fibrillazione atriale (FA) è un’aritmia di comune riscontro nella pratica clinica e la sua prevalenza, nella popolazione generale, cresce rapidamente con l’aumentare dell’età. La conseguenza principale della FA è lo stroke ischemico. I pazienti con FA hanno un rischio di stroke cinque volte superiore rispetto a quello dei soggetti che non sono portatori di questa aritmia. L’età avanzata, precedenti episodi di stroke o eventi cerebrali ischemici transitori, il diabete, l’ipertensione arteriosa e la disfunzione ventricolare sinistra sono i principali fattori di rischio per stroke ischemico nei pazienti con FA. Sulla base dei risultati di studi clinici randomizzati e metanalisi, sono state pubblicate numerose linee guida che promuovono l’uso degli anticoagulanti orali per prevenire lo stroke ischemico nei pazienti con FA. La gestione della terapia anticoagulante orale richiede un frequente monitoraggio dell’INR, che deve essere mantenuto nel range terapeutico tra 2 e 3 con periodici aggiustamenti della dose secondo il valore dell’INR. Ciò nonostante solo un piccolo numero dei soggetti, identificati dalle linee guida come possibili beneficiari di un trattamento anticoagulante, realmente ricevono questo tipo di terapia. La necessità di un monitoraggio frequente ed il conseguente aggiustamento della dose, assieme al timore di emorragie maggiori associate all’uso degli anticoagulanti orali contribuisce al ridotto utilizzo di questa classe di farmaci in questi pazienti. In particolare il trattamento a dosaggi convenzionali aumenta il rischio di emorragie intracraniche ed i pazienti più anziani, che maggiormente si gioverebbero di un trattamento anticoagulante, sono quelli a maggior rischio di sviluppare emorragie cerebrali. Fino ad oggi l’efficacia dell’aspirina e degli agenti antipiastrinici per la prevenzione dello stroke nei pazienti con FA è ancora poco chiara e le alternative farmacologiche hanno fallito nel dimostrare la loro superiorità rispetto alla terapia condotta con farmaci anticoagulanti orali.

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