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MINERVA CARDIOANGIOLOGICA

Rivista sulle Malattie del Cuore e dei Vasi


Official Journal of the Italian Society of Angiology and Vascular Pathology
Indexed/Abstracted in: EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
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REVIEW  


Minerva Cardioangiologica 2007 October;55(5):625-35

lingua: Inglese

Nuove opzioni farmacologiche per le sindromi coronariche acute ed il danno miocardico da ischemia-riperfusione: potenziale ruolo del levosimendan

Garcia-Gonzalez M. J. 1, Dominguez-Rodriguez A. 1, Abreu-Gonzalez P. 2

1 Coronary Care Unit Department of Cardiology University Hospital of Canary Islands Tenerife. Canary Islands, Spain
2 Department of Physiology, School of Medicine University of La Laguna Tenerife, Canary Islands, Spain


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Le attuali modalità terapeutiche più efficaci hanno migliorato la gestione e gli outcome delle sindromi coronariche acute e dell’infarto miocardico acuto. Tuttavia, permane una non trascurabile morbilità e mortalità. Il danno miocardico da ischemia-riperfusione può contribuire ad un ulteriore quota di necrosi ed apoptosi miocardica. Pertanto, esso è stato oggetto di attenzione e di azioni terapeutiche negli ultimi anni. I principali meccanismi coinvolti nella patogenesi del danno ischemico-riperfusivo sono la depressione del metabolismo energetico, l’aumento del danno ossidativo e l’alterata omeostasi calcica. In studi sperimentali, numerosi farmaci hanno dimostrato la loro efficacia nel trattamento e nella prevenzione del danno da ischemia-riperfusione. Tuttavia, la loro efficacia, non sempre confermata, non è stata evidenziata ancora nella pratica clinica. Sulla base delle forti evidenze che connettono i canali miocardici del potassio ATP-dipendenti al suo documentato ruolo cardioprotettivo durante l’ischemia, questi canali sono stati identificati come possibili e promettenti target farmacologici in questo contesto. Alcune evidenze suggeriscono che l’agente calcio-sensibilizzante levosimendan possa presentare effetti benefici e cardioprotettivi sull’ischemia miocardica e sul danno ischemico-riperfusivo. Sono necessari nuovi studi per chiarire il ruolo del levosimendan in questa nuova applicazione.

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