Ricerca avanzata

Home > Riviste > Minerva Cardioangiologica > Fascicoli precedenti > Minerva Cardioangiologica 2007 Giugno;55(3) > Minerva Cardioangiologica 2007 Giugno;55(3):303-9

FASCICOLI E ARTICOLI   I PIÙ LETTI   eTOC

ULTIMO FASCICOLOMINERVA CARDIOANGIOLOGICA

Rivista sulle Malattie del Cuore e dei Vasi


Official Journal of the Italian Society of Angiology and Vascular Pathology
Indexed/Abstracted in: EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 0,752

 

Minerva Cardioangiologica 2007 Giugno;55(3):303-9

 ARTICOLI ORIGINALI

Accesso radiale in un laboratorio di emodinamica con medio volume di procedure: esperienza di un singolo operatore

Rigattieri S., Ferraiuolo G., Loschiavo P.

Cardiology Department Sandro Pertini Hospital Rome, Italy

Obiettivo. l’accesso radiale (AR) per l’interventistica cardiovascolare si sta diffondendo sempre più e si è rivelato efficace in svariati contesti clinici, tra cui le sindromi coronariche acute. Nonostante l’AR offra molti vantaggi, come una netta riduzione delle complicanze vascolari, la sua diffusione nella pratica clinica è ancora limitata. Ciò potrebbe dipendere dal fatto che molti studi sull’AR sono stati condotti in centri ad alto volume da parte di operatori esperti, rendendo i risultati ottenuti poco applicabili al mondo reale. Al fine di valutare l’efficacia dell’AR, abbiamo analizzato la casistica di un singolo operatore in un laboratorio di emodinamica con un medio volume di procedure.
Metodi. Sono state analizzate 873 procedure consecutive, di cui 406 angioplastiche coronariche percutanee (percutaneous coronary intervention, PCI), tutte eseguite da un solo operatore (S.R.) precedentemente addestrato all’AR presso un laboratorio ad alto volume.
Risultati. L’AR è stato eseguito nel 48,3% dei pazienti, mentre l’accesso transfemorale (AF) nel 50,9% e l’accesso transbrachiale nello 0,8% dei casi. L’AF è stato usato più spesso nelle PCI (62,5% vs 37,5%; P<0,001), soprattutto perchè era l’accesso di scelta nelle PCI primarie. Il tasso di successo procedurale è stato del 94% con AR e del 98% con AF (P=0,035); il fallimento dell’accesso è stato più frequente nell’AR (5,9% vs 1,1%; P<0,001), mentre il tasso di complicanze legate all’accesso è stato maggiore nell’AF (1,1% vs 0%; P=0,029).
Conclusioni. Dopo un training adeguato, la performance dell’AR è buona anche in laboratori a medio volume di attività. L’AR è in grado di ridurre le complicanze vascolari rispetto all’AF, ma presenta un tasso di successo procedurale leggermente inferiore.

lingua: Inglese


FULL TEXT  ESTRATTI

inizio pagina