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MINERVA CARDIOANGIOLOGICA

Rivista sulle Malattie del Cuore e dei Vasi


Official Journal of the Italian Society of Angiology and Vascular Pathology
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REVIEW  


Minerva Cardioangiologica 2007 April;55(2):199-211

Copyright © 2007 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Trombosi dello stent nell’era degli stent medicati

Kawaguchi R., Angiolillo D. J., Futamatsu H., Suzuki N., Bass T. A., Costa M. A.

Division of Cardiology and Cardiovascular Imaging Core Laboratories University of Florida, Jacksonville, FL, USA


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Nonostante una marcata riduzione dei tassi di ristenosi e della necessità di successive procedure di rivascolarizzazione con gli stent medicati, il rischio della trombosi intrastent desta ancora forti preoccupazioni. Sebbene i profili di sicurezza degli stent medicati non sembrino differire da quello degli stent metallici convenzionali, nelle fasi acute e subacute successive all’intervento coronarico, dati recenti depongono per un potenziale incremento degli eventi trombotici tardivi dopo il posizionamento di stent medicati. I principali fattori associati a trombosi tardiva dello stent restano ancora poco chiari. Sono stati proposti come fattori contribuenti la ritardata re-endotelizzazione, reazioni di ipersensibilità, fattori tecnici e meccanici e stati ipercoagulativi. È tuttavia poco probabile che ciascuna di queste variabili possa da sola causare una trombosi dello stent, poiché l’incidenza di ciascun fattore è di gran lunga più alta rispetto agli attuali tassi di trombosi degli stent medicati. Inoltre, il tempo di comparsa degli eventi trombotici rappresenta una sfida alla nostra attuale comprensione dei processi di re-endotelizzazione, poiché ci si attenderebbe che la copertura endoteliale fosse, in realtà, maggiore a distanza dal trattamento. Nuove definizioni allargate della trombosi intrastent che includono anche eventi secondari a rivascolarizzazioni ripetute, sono state proposte per fornire un migliore endpoint di confronto fra gli stent convenzionali e gli stent medicati. Questo tentativo clinico di meglio caratterizzare la trombosi intrastent è apprezzabile, ma non fornisce un’adeguata prospettiva sulla fisiopatologia e sul rischio trombotico intrinseco di ciascun dispositivo. Un reale progresso in questo campo sarà possibile solo in seguito a un miglioramento della nostra comprensione dei processi fisiopatologici delle trombosi intrastent molto tardive, che probabilmente differiscono dagli eventi più precoci e più vicini al trattamento. L’incidenza della trombosi intrastent è rara, ma le sue conseguenze potenzialmente catastrofiche dovrebbero stimolare i clinici e i ricercatori allo sviluppo di nuove strategie e tecnologie per la sua prevenzione. In quest’articolo viene discusso l’argomento della trombosi intrastent nell’era degli stent medicati.

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