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MINERVA CARDIOANGIOLOGICA

Rivista sulle Malattie del Cuore e dei Vasi


Official Journal of the Italian Society of Angiology and Vascular Pathology
Indexed/Abstracted in: EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
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REVIEW  


Minerva Cardioangiologica 2006 October;54(5):687-93

Copyright © 2006 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Duplice antiaggregazione dopo impianto di stent coronarico nei pazienti con indicazioni alla terapia anticoagulante a lungo termine

Rubboli A. 1, Brancaleoni R. 2, Colletta M. 1, Herzfeld J. 3, Sangiorgio P. 1, Di Pasquale G. 1

1 Division of Cardiology Ospedale Maggiore, Bologna, Italy 2 Division of Internal Medicine General Hospital Porretta Terme, Bologna, Italy 3 School of Medicine Karolinska University, Stockholm, Sweden


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Obiettivo. La duplice terapia antiaggregante con aspirina e tienopiridina rappresenta la terapia antitrombotica raccomandata dopo intervento coronarico percutaneo con impianto di stent (PCI-S). Attualmente non nè stato individuato un trattamento ottimale per i pazienti con indicazioni per una terapia anticoagulante orale a lungo termine che si sottopongono a PCI-S. L’obiettivo del lavoro è stato quello di valutare la gestione contemporanea di questi pazienti e di determinare la sicurezza e l’efficacia dei diversi regimi terapeutici.
Metodi. Review sistematica della letteratura scientifica relativa all’argomento.
Risultati. Le strategie adottate hanno evidenziato una variabilità sostanziale e i regimi utilizzati comprendevano: sostituzione della terapia anticoagulante per la duplice terapia antiaggregante nel 25-54% dei casi, aggiunta alla terapia anticoagulante di un singolo agente antiaggregante piastrinico nel 12-55% dei casi e utilizzo di una triplice terapia eparina a basso peso molecolare, aspirina e una tienopiridina in circa il 60% dei casi. La terapia anticoagulante è stata sistematicamente diminuita nel 33% dei casi, mentre in un altro 29% dei casi essa è stata diminuita solo quando è stato percepito un elevato rischio di emorragia. Sia la sicurezza che l’efficacia dei vari regimi sono parsi subottimali, con comparsa entro 30 giorni di sanguinamenti importanti e di complicanze trombotiche nel 3-7% e nel 4%, rispettivamente.
Conclusioni. A causa della sicurezza e/o efficacia subottimali dei diversi regimi adottati, il trattamento antirombotico ottimale nei pazienti per i quali è indicata la terapia anticoagulante e che devono sottoporsi a PCI-S resta da definire. Dal momento che nei prossimi anni ci si attende un aumento dei pazienti appartenenti a questo sottogruppo, sono necessari registri e studi clinici su vasta scala.

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