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MINERVA CARDIOANGIOLOGICA

Rivista sulle Malattie del Cuore e dei Vasi


Official Journal of the Italian Society of Angiology and Vascular Pathology
Indexed/Abstracted in: EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
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REVIEW  


Minerva Cardioangiologica 2006 October;54(5):633-41

lingua: Inglese

Angioplastica percutanea del tronco comune: stato dell’arte

Kupferwasser L. I., Lee M. S., Schapira J. N., Makkar R. R.

Division of Cardiology, Cedars-Sinai Medical Center, University of California Los Angeles School of Medicine, CA, USA


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L’angioplastica percutanea (percutaneous coronary intervention, PCI) del tronco comune non protetto non è attualmente raccomandata come procedura routinaria, visti i peggiori risultati ottenuti con angioplastica coronarica percutanea transluminale o stent non medicati su questo tratto coronarico rispetto alla rivascolarizzazione chirurgica. Il bypass aorto-coronarico (BPAC) è, invece, considerato il gold standard. Vi è tuttavia oggi un nuovo interesse per la PCI del tronco comune, in considerazione dei migliori risultati ottenuti dalla PCI con stent medicati in trial clinici multipli randomizzati. Numerose casistiche non randomizzate di singoli centri hanno valutato il ruolo degli stent medicati nella PCI del tronco comune. I dati suggeriscono una minore mortalità e un minore tasso di ristenosi del vaso sia per il tronco comune ostiale che per il suo tratto medio, in contrasto alle lesioni della biforcazione, che spesso richiedono tecniche complesse di dual stenting. La complessità della procedura di stenting sulla biforcazione è, infatti, associata a un’aumentata incidenza di insuccesso, compresa fra il 2% e il 38%. Il tasso di insuccesso nelle lesioni della biforcazione è inferiore nei pazienti in cui l’ostio della circonflessa non è coinvolto, quando può essere impiegato un singolo stent a crossover. Le attuali raccomandazioni consigliano una coronarografia di controllo a 4-6 mesi, per identificare un’eventuale ristenosi prima di un evento clinico potenzialmente fatale. Il problema della durata della doppia disaggregazione, nei pazienti sottoposti a PCI del tronco comune, resta aperto. Sono, infatti, necessarie maggiori casistiche e trial clinici randomizzati prima che la PCI del tronco comune non protetto possa essere offerta ai pazienti come una procedura routinaria alternativa al BPAC.

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