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MINERVA CARDIOANGIOLOGICA

Rivista sulle Malattie del Cuore e dei Vasi


Official Journal of the Italian Society of Angiology and Vascular Pathology
Indexed/Abstracted in: EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 0,752


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REVIEW  


Minerva Cardioangiologica 2006 Agosto;54(4):443-50

lingua: Inglese

Diastolic failure in vascular surgery. A forgotten outcome predictor variable or not?

Shuhaiber J. H.

Department of Surgery University of Illinois at Chicago, Chicago, IL, USA


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Nella chirurgia vascolare, in alcuni casi la predizione dell’outcome chirurgico prima dell’intervento è pressoché impossibile, nonostante un’accurata raccolta dell’anamnesi, l’esecuzione dei necessari approfondimenti diagnostici ed un’ottima gestione perioperatoria. È inoltre ben documentato ed accettato che le principali cause di morte nella chirurgia vascolare sono gli eventi cardiovascolari. Ciascun chirurgo ricorda casi complicati da gravi morbilità ed anche da mortalità nonostante la natura routinaria dell’intervento eseguito ed il decorso intraoperatorio privo di complicanze. In alcuni pazienti, le ragioni eziologiche di tali complicanze restano retoriche, se non un vero e proprio mistero da risolvere. I punteggi di gravità dipendono dalle variabili impiegate. Tuttavia, se variabili importanti non sono incluse, la misurazione di qualità dell’outcome chirurgico che ne deriva rimane discutibile. Con la diffusione anche nella chirurgia del paradigma della evidence-based medicine, le osservazioni cliniche saranno comunque necessarie sia per aggiornare le equazioni funzionali per la predizione dell’outcome, sia per migliorare in ultima analisi l’assistenza dei pazienti. La maggior parte dei pazienti con disfunzione diastolica isolata quale causa dei loro sintomi è affetta da ipertensione, da cardiopatia ischemica o da entrambi (specialmente in presenza di insufficienza renale o di diabete mellito) e possono sviluppare sintomi di scompenso cardiaco in assenza di un quadro conclamato di ostruzione coronarica. Esiste dunque un modo migliore di predire l’outcome chirurgico, rappresentando con maggiore fedeltà la realtà clinica?

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