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MINERVA CARDIOANGIOLOGICA

Rivista sulle Malattie del Cuore e dei Vasi


Official Journal of the Italian Society of Angiology and Vascular Pathology
Indexed/Abstracted in: EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 0,752


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REVIEW  


Minerva Cardioangiologica 2005 February;53(1):79-92

lingua: Inglese

Renal artery stenosis: a review of therapeutic options

Khosla S.


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Nella pratica clinica la stenosi dell'arteria renale è stata tradizionalmente considerata come una causa secondaria di ipertensione arteriosa e della nefropatia ischemica progressiva. Mentre è ben noto che la stenosi aterosclerotica dell'arteria renale è una malattia progressiva e che la rivascolarizzazione chirurgica può esitare nella diminuzione della pressione arteriosa e nella prevenzione della progressione della nefropatia, l'alto tasso di morbilità e di mortalità associato alla rivascolarizzazione chirurgica ha fatto diminuire l'entusiasmo verso questo tipo di intervento. Con i recenti progressi nella rivascolarizzazione dell'arteria renale utilizzando stent, una procedura può essere accettata con un di tasso di complicanze maggiori <1%, un tasso di successo del 90-95%, un tasso di restenosi del 10-15% e molti studi hanno evidenziato i benefici effetti emodinamici e l'aumentata presa di coscienza sulla prevalenza della stenosi dell'arteria renale nei pazienti con vasculopatia. Molti studi hanno evidenziato il controllo sostenuto nel tempo della pressione arteriosa nel 70-80% dei pazienti, la stabilizzazione della funzionalità renale in una percentuale simile e gli effetti benefici dell'intervento con stent nei pazienti con angina o insufficienza cardiaca. Ulteriori progressi terapeutici, che consistono nella protezione distale per diminuire l'ateroembolismo durante l'intervento chirurgico e la terapia medica aggiuntiva e aggressiva, possono rendere chiaramente dimostrabili i benefici della procedura con stent a carico dell'arteria renale per quanto riguarda la prevenzione della nefropatia ischemica e la riduzione degli eventi cardiovascolari.

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