Home > Riviste > Minerva Cardioangiologica > Fascicoli precedenti > Minerva Cardioangiologica 2004 February;52(1) > Minerva Cardioangiologica 2004 February;52(1):1-8

ULTIMO FASCICOLO
 

ARTICLE TOOLS

Estratti

MINERVA CARDIOANGIOLOGICA

Rivista sulle Malattie del Cuore e dei Vasi


Official Journal of the Italian Society of Angiology and Vascular Pathology
Indexed/Abstracted in: EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 0,752


eTOC

 

ARTICOLI ORIGINALI  


Minerva Cardioangiologica 2004 February;52(1):1-8

lingua: Italiano

Il rischio aritmico nell'ipertensione essenziale: i potenziali tardivi

Palmiero P., Maiello M.


PDF  


Obiettivo. Una maggiore incidenza di mortalità cardiaca è presente tra i pazienti affetti da ipertensione arteriosa essenziale, ancor più in presenza di aritmie ventricolari. Scopo della diagnostica non invasiva è individuare, tra tutti gli ipertesi, i soggetti a maggior rischio aritmico. In tutti i precedenti studi, sull'ipertensione arteriosa, il criterio di inclusione è stato una pressione arteriosa diastolica >95 mmHg, che però è un criterio a bassa selettività. Invece il nostro studio si propone di valutare l'incidenza di aritmie ventricolari, in pazienti ipertesi, ancora non in terapia farmacologica e con diagnosi formulata con il monitoraggio ambulatoriale della pressione arteriosa delle 24 ore, ambulatory blood pressure monitoring (ABPM), che rappresenta un criterio più selettivo del semplice valore pressorio diastolico proposto dall'OMS.
Metodi. Centoventotto pazienti consecutivi affetti da ipertensione arteriosa, secondo regola OMS, furono sottoposti ad ABPM per 24 ore. Ottantacinque tra loro (66,4%), presentarono una pressione arteriosa media delle 24 ore >135/85 mmHg. Tutti questi pazienti furono sottoposti a ecocardio-grafia mono e bidimensionale ed elettrocardiogramma dinamico delle 24 ore secondo Holter per la valutazione delle aritmie e della presenza di potenziali tardivi del ventricolo sinistro.
Risultati. Sessanta pazienti (70,6%) presentavano ipertrofia ventricolare sinistra, 25 erano esenti (29,4%). Secondo la classificazione di Lown per aritmie ventricolari, 20 pazienti avevano un aritmia di I grado (23,5%), 5 di grado II (5,9%), 4 di grado III (4,7%), 9 di grado IV A (10,6%), 20 di grado IV B (23,5%), 12 di grado V (14,1%) e 15 non presentavano aritmie degne di nota (17,6%); 17 pazienti (20%) presentavano potenziali tardivi, perché erano positivi a almeno 2 criteri su 3, e tra costoro 2 pazienti erano positivi per tutti e 3 i criteri.
Conclusioni. Nel nostro studio la presenza di ipertrofia ventricolare sinistra correla in maniera significativa con il grado di aritmia (r=0,552 per p<0,0001), così come correla anche con la presenza di potenziali tardivi (r=0,405 per p<0,001). D'altro canto la stessa presenza di potenziali tardivi correla in maniera significativa con il grado di aritmia (r=0,593 per p<0,001). Questi pazienti presentano uno stadio più severo della patologia e vanno trattati in maniera più aggressiva per la prevenzione della morte improvvisa aritmica.

inizio pagina

Publication History

Per citare questo articolo

Corresponding author e-mail