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MINERVA CARDIOANGIOLOGICA

Rivista sulle Malattie del Cuore e dei Vasi


Official Journal of the Italian Society of Angiology and Vascular Pathology
Indexed/Abstracted in: EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
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  ECOCARDIOGRAFIA


Minerva Cardioangiologica 2003 Dicembre;51(6):647-60

lingua: Italiano

Ecocontrastografia miocardica. Cenni storici, aspetti metodologici e applicazioni cliniche

Madonna M., Celani F., Funaro S., De Maio F., Agati L.


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Recenti studi hanno dimostrato l'utilità dell'ecocontrastografia miocardia (MCE) per studiare la perfusione miocardica. Numerosi mezzi di contrasto di 1° e 2° generazione, come Levovist, Sonovue, Optison, Definity e Imagent, sono attualmente in commercio o prossimi all'approvazione per uso diagnostico nell'uomo.
La metodica ecocontrastografica ha permesso innanzitutto di evidenziare in modo preciso la presenza del fenomeno del no-reflow in pazienti con infarto miocardico acuto sottoposti a procedura di riapertura del vaso e di dimostrare l'importanza di tale fenomeno per la prognosi dei pazienti in termini di recupero funzionale e di rimodellamento ventricolare.
Negli studi più recenti si sono evidenziati i limiti dell'angiografia proprio nello studio del fenomeno del no-reflow; infatti, con questa metodica è ormai chiaro che è possibile identificare solamente l'occlusione o la riapertura del vaso responsabile dell'infarto ma non di valutare il danno del microcircolo, come dimostrato dalla ridotta correlazione tra il grado TIMI e il punteggio di perfusione valutato con MCE.
Inoltre l'uso del MCE si è rivelato importante per la determinazione del grado di stenosi coronarica, per l'identificazione del danno microvascolare durante ischemia-riperfusione, per la valutazione della presenza del circolo collaterale all'interno dell'area a rischio. In quest'ultimo caso si è evidenziata la necessità di avere a disposizione una metodica non invasiva per lo studio del circolo collaterale che superasse i limiti delle altre metodiche di imaging quali l'angiografia coronarica, le metodiche di imaging nucleare, la risonanza magnetica, rappresentati dai costi elevati, dall'invasività e dalla non disponibilità nella maggior parte degli ospedali. Alcuni studi, inoltre, hanno confrontato la specificità e la sensitività delle metodiche che utilizzano radionuclidi verso l'eco-dobutamina e l'MCE e i risultati hanno messo in evidenza una maggiore specificità del MCE rispetto alla scintigrafia miocardica.
Con la metodica ecocontrastografica è stato possibile avere informazioni aggiuntive anche ai fini della valutazione della vitalità miocardica; essa consente di visualizzare la riperfusione miocardica dei segmenti riforniti dall'arteria responsabile dell'IMA; di dimostrare la presenza di miocardio stordito, perfuso ma con alterazioni contrattili, rispetto a quello necrotico, non perfuso e con alterazioni contrattili. In un altro recente studio è stato evidenziato che non soltanto la PCI primaria ma anche quella di salvataggio (rescue) e quella tardiva riducono il danno microvascolare e l'MCE ha un ruolo chiave anche in questo caso.
Ma l'aspetto forse più entusiasmante dell'ecocontrastografia, che è in corso di studio a tuttoggi, è la possibilità di approfondire e perciò rivelare i fattori determinanti il rimodellamento ventricolare. Alcuni recenti studi hanno messo in correlazione l'estensione dell'infarto con il rimodellamento indipendentemente dal recupero funzionale. Nei pazienti in cui è stata effettuata la riapertura del vaso, sia con fibrinolisi che con angioplastica coronarica, la sede dell'infarto, l'estensione della necrosi e del danno microvascolare sembrano avere un ruolo determinante nel rimodellamento ventricolare. L'esame ecocontrastografico eseguito 24 ore, 1 settimana e 6 mesi dopo la riperfusione, sembra dare informazioni importanti, prognostiche importanti proprio grazie alla visualizzazione dell'estensione del difetto di perfusione.

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