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MINERVA CARDIOANGIOLOGICA

Rivista sulle Malattie del Cuore e dei Vasi


Official Journal of the Italian Society of Angiology and Vascular Pathology
Indexed/Abstracted in: EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
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  CARDIOLOGIA INTERVENTISTICA


Minerva Cardioangiologica 2003 October;51(5):599-608

Copyright © 2003 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Coronary artery bypass surgery and percutaneous transluminal coronary angioplasty in patients with multivessel disease

van Domburg R. T., Saia F., Lemos P. A.


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A partire dalla sua introduzione nei primi anni '70, l'intervento chirurgico di by-pass aorto coronarico si è dimostrato efficace nel ridurre i sintomi dell'angina nei pazienti affetti da ischemia miocardica grave. L'intervento coronarico per via percutanea è stato introdotto nella pratica clinica alla fine degli anni '70 e si è dimostrato parimenti efficace. Oggi l'intervento coronarico per via percutanea ha superato l'intervento chirurgico di by-pass coronarico come metodica di elezione per il trattamento della patologia arteriosa coronarica. Tuttavia, il fenomeno della ristenosi rimane il suo tallone d'Achille. Fino alla metà degli anni '90, nel 35-40% dei pazienti era necessario un 2° intervento a livello delle coronarie. Da allora, l'evoluzione delle tecniche di intervento e lo sviluppo di migliori tecnologie hanno determinato un miglioramento dei tassi di successo nei contesti anatomici più complessi e attualmente la frequenza delle ristenosi è diminuita in misura significativa, fino a valori attorno al 20%. Nonostante tutti questi miglioramenti, l'incidenza delle ristenosi, specialmente nel corso del 1° anno, costituisce ancora un importante limite per l'intervento coronarico per via percutanea. I principali fattori responsabili della ristenosi sono il ritorno elastico, il rimodellamento vascolare negativo e la proliferazione neointimale in risposta al danno vascolare indotto dagli strumenti usati per l'angioplastica. L'utilizzo degli stent convenzionali ha fornito un metodo efficace per fronteggiare i primi 2 problemi, ma la proliferazione neointimale non viene alterata dallo stenting. Un nuovo approccio consiste nell'utilizzo dello stent come veicolo di farmaci a livello del sito bersaglio, al fine di inibire la ristenosi. I primi risultati dell'utilizzo di questi affascinanti stent a rilascio farmacologico per il trattamento di lesioni relativamente semplici sono molto promettenti, ma sono necessarie ulteriori analisi nel contesto di lesioni più complesse, come quelle che più frequentemente si incontrano nella pratica clinica, prima di poter trarre una conclusione definitiva.

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