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MINERVA CARDIOANGIOLOGICA

Rivista sulle Malattie del Cuore e dei Vasi


Official Journal of the Italian Society of Angiology and Vascular Pathology
Indexed/Abstracted in: EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 0,752


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  CARDIOLOGIA INTERVENTISTICA


Minerva Cardioangiologica 2003 October;51(5):561-76

lingua: Italiano

Gli acidi grassi polinsaturi w-3 e le malattie cardiovascolari

Marchioli R.


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Gli studi epidemiologici di popolazione indicano che una elevata assunzione di pesce, come riportato nei primi studi condotti sulle popolazioni eschimese e giapponese, risulta essere associata a una bassa mortalità per patologia cardiaca coronarica. Questi effetti sono stati associati ad altri effetti misurabili, ottenuti su una serie di fattori di rischio noti e potenziali. Nella maggior parte dei successivi studi epidemiologici di popolazione, è stata osservata un'assunzione giornaliera di pesce assai inferiore, e tale assunzione comportava effetti di entità lieve o del tutto trascurabile nei confronti dei fattori di rischio noti. Inoltre, l'associazione di questi fattori di rischio con la ridotta mortalità da patologia cardiaca coronarica, in particolare con la morte cardiaca improvvisa, sembra essere accertata e razionalmente giustificata. Vengono rilevati effetti benefici a un livello di assunzione pari a circa 30 g al giorno, ovvero un pasto a base di pesce alla settimana, a confronto con le popolazioni che consumano pesce sporadicamente oppure mai. Questi risultati hanno trovato riscontro negli studi in cui è stata condotta un'analisi della composizione degli acidi grassi contenuti all'interno del tessuto adiposo e delle membrane cellulari. Il consumo di pesce potrebbe rappresentare un parametro indicativo di uno stile di vita più salutare oppure, in alternativa, i consumatori di pesce potrebbero essere soggetti che presentano una percezione più elevata del rischio di sviluppare una patologia cardiaca coronarica, e che pertanto consumano pesce al fine di ridurre il proprio livello di rischio iniziale. Nonostante tutti questi limiti, gli studi epidemiologici di popolazione sembrano indicare che un elevato consumo di pesce risulta essere associato a una bassa mortalità per patologia cardiaca coronarica. Lo studio GISSI-Prevenzione è stato concepito come uno studio epidemiologico di popolazione, di taglio pragmatico, condotto su pazienti recentemente colpiti da infarto del miocardio ed è stato condotto nel contesto del sistema sanitario italiano. Nello studio GISSI-Prevenzione, 11323 pazienti sono stati arruolati in un protocollo clinico finalizzato a valutare l'efficacia degli acidi grassi polinsaturi omega-3 e della vitamina E. I pazienti sono stati invitati a seguire una dieta alimentare mediterranea e sono stati trattati con un'aggiornata terapia farmacologia di tipo preventivo. A lungo termine, gli acidi grassi polinsaturi omega-3 alla dose giornaliera di 1 grammo, a differenza della vitamina E alla dose giornaliera di 300 mg, hanno dimostrato di svolgere un ruolo protettivo nei confronti del decesso, del decesso da cause combinate, dell'infarto miocardico non fatale e dell'ictus. Tutto il beneficio, tuttavia, è risultato essere attribuibile al diminuito rischio di mortalità in generale, di natura cardiovascolare, di natura cardiaca di natura coronarica, e di mortalità improvvisa. Nello studio GISSI-Prevenzione, la somministrazione a lungo termine di acidi grassi polinsaturi omega-3 (1 g/die) ha diminuito in misura significativa il rischio di mortalità in generale (-20%), di mortalità a genesi cardiovascolare (-30%) e di mortalità improvvisa (-45%).
Diversamente dall'orientamento di un panorama scientifico in larga misura dominato dall'''ipotesi colesterolo-cuore'', i risultati dello studio GISSI-Prevenzio-ne indicano che gli acidi grassi polinsaturi omega-3 (virtualmente privo di qualsiasi effetto ipocolesterolemizzante) costituiscono un importante trattamento di tipo farmacologico per la prevenzione secondaria in seguito a infarto del miocardio.

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