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Rivista sulle Malattie del Cuore e dei Vasi


Official Journal of the Italian Society of Angiology and Vascular Pathology
Indexed/Abstracted in: EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 0,752

 

Minerva Cardioangiologica 2003 Ottobre;51(5):447-62

CARDIOLOGIA INTERVENTISTICA 

Interpretation of new treatment guidelines for non-ST-segment elevation acute coronary syndromes: ''ischemia-guided'' versus ''early invasive'' strategies

Boden W. E.

L'American College of Cardiology/American Heart Association Task Force on Practice Guidelines ha recentemente pubblicato delle linee-guida sulla diagnosi e il trattamento dei pazienti affetti da sindromi coronariche acute (ACS) senza sovraslivellamento del segmento ST (NSTE). La terapia convenzionale delle sindromi coronariche acute in assenza di sovraslivellamento del segmento ST (NSTE ACS) ha tradizionalmente adottato un approccio di tipo ''ischemia-guided'', in base al quale il cateterismo cardiaco diagnostico e la rivascolarizzazione vengono impiegati solamente nei pazienti che prentano un'obiettiva evidenza di ischemia miocardica residua, individuata sulla base dei sintomi ricorrenti o per mezzo dei test di provocazione. Studi più recenti hanno tuttavia dimostrato che si ottiene una migliore prognosi clinica se si adotta un approccio di tipo ''early invasive'', mediante l'utilizzo routinario dell'angiografia coronarica, effettuata precocemente nel paziente ospedalizzato e seguita da un intervento coronarico percutaneo (PCI) o da un by-pass coronarico (CABG) ove necessario. La migliore prognosi clinica associata alla strategia ''early invasive'' potrebbe rappresentare una conseguenza dei recenti progressi raggiunti, sia in campo farmacoterapico, sia nella tecnica di rivascolarizzazione. Ad esempio, è stato dimostrato che l'utilizzo di inibitori del complesso GP IIb/IIIa e/o di eparina a basso peso molecolare, prima della cateterizzazione, riduce le manifestazioni cliniche nei pazienti con NSTE ACS e può ridurre il rischio connesso a un approccio invasivo grazie all'effetto esercitato sulla placca prima del trattamento interventistico. Forse ancora più importante è il dato che l'impiego combinato degli inibitori del complesso GP IIb/IIIa e dello stenting intracoronarico può ridurre il rischio potenziale precoce di un approccio invasivo, dal momento che diminuisce specificamente l'incidenza dei decessi e degli infarti miocardici non fatali associati all'intervento percutaneo. Malgrado i benefici che derivano dalla combinazione sinergica dei farmaci e della rivascolarizzazione meccanica, la stratificazione del rischio resta importante nell'identificare gli individui ad alto rischio, che presentano verosimilmente più probabilità di trarre giovamento da un approccio ''early invasive''.

lingua: Inglese


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