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MINERVA CARDIOANGIOLOGICA

Rivista sulle Malattie del Cuore e dei Vasi


Official Journal of the Italian Society of Angiology and Vascular Pathology
Indexed/Abstracted in: EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
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ARTICOLI ORIGINALI  


Minerva Cardioangiologica 2003 February;51(1):63-70

lingua: Inglese, Italiano

Aritmie ventricolari in ipertesi con alterazioni metaboliche lievi

Sorrentino F., Busà A., Averna M., Nigro P.


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Obiettivo. La prevalenza di aritmie ventricolari (AV) è aumentata negli ipertesi e, sembra, anche nei diabetici e nei dislipidemici. Scopo dello studio è di valutare se la presenza di alterazioni del metabolismo glucidico e lipidico aumenta il rischio di AV negli ipertesi.
Metodi. Sessantotto soggetti (24 di sesso maschile e 44 di sesso femminile, età 45-78), con ipertensione lieve-moderata, sono stati divisi in due gruppi: gruppo A (n=24) normoglicemici e normolipemici e gruppo B (n=44) con valori di colesterolemia >220 mg% e/o trigliceridemia >165 mg% e/o glicemia >110 mg%. Sono stati esclusi soggetti con segni clinici o elettrocardiografici (ECG) di ischemia o con kaliemia <3,5 mEq/l. Tutti i pazienti, in wash-out farmacologico da 15 giorni, hanno eseguito ECG, ECG dinamico ed ecocardiogramma.
Risultati. Sono stati riscontrati battiti ectopici ventricolari (BEV) nel 66% del gruppo A e nel 100% del gruppo B (differenza=34%, I.C. 95%=18-50%). Nel gruppo A i BEV erano meno gravi (I e II classe di Lown). Il gruppo B invece mostrava BEV dalla classe I alla V. L'ipertrofia ventricolare sinistra era presente nel 33% del gruppo A e nel 72,7% del gruppo B e non era strettamente correlata alle AV. Però, gli ipertesi del gruppo B con IVS presentavano AV più gravi (classe Lown IVa, IVb e V).
Conclusioni. Iperglicemia e/o dislipidemia, anche se di modesta entità, sembrano costituire un fattore di rischio aggiuntivo di AV nell'iperteso, sia in presenza che in assenza di IVS. Ciò suggerisce che nei pazienti con alterazioni metaboliche l'Ecg Holter può essere molto utile per identificare i pazienti ad elevato rischio aritmico.

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