Home > Riviste > Minerva Cardioangiologica > Fascicoli precedenti > Minerva Cardioangiologica 2002 October;50(5) > Minerva Cardioangiologica 2002 October;50(5):443-54

ULTIMO FASCICOLO
 

ARTICLE TOOLS

Estratti

MINERVA CARDIOANGIOLOGICA

Rivista sulle Malattie del Cuore e dei Vasi


Official Journal of the Italian Society of Angiology and Vascular Pathology
Indexed/Abstracted in: EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 0,695


eTOC

 

  CARDIOLOGIA INTERVENTISTICA


Minerva Cardioangiologica 2002 October;50(5):443-54

Copyright © 2002 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Drug-eluting stent: the emerging technique for the prevention of restenosis

Sheiban I., Carrieri L., Catuzzo B., Destefanis P., Oliaro E., Moretti C., Trevi G. P.


PDF  


Al momento attuale, l'angioplastica coronarica è l'approccio terapeutico più usato per il trattamento di pazienti con coronaropatia ostruttiva. A questo ha contribuito, oltre ai risultati positivi, anche l'evoluzione tecnologica, l'affinamento del materiale per angioplastica, l'uso delle endoprotesi coronariche (stent) e la terapia farmacologia. Tuttavia, malgrado la varietà degli approcci meccanici proposti come la dilatazione convenzionale, «debulking», l'uso degli stent, l'incidenza di restenosi a breve e medio termine rimane alta e rappresenta il limite principale della rivascolarizzazione miocardia transcatetere.
I principali meccanismi identificati come responsabili della restenosi sono il ritorno elastico, il rimodellamento vasale negativo e la proliferazione neointimale come risposta al danno vasale provocato dall'uso dei device per angioplastica coronarica.
Con l'uso degli stent si previene il ritorno elastico e il rimodellamaneto negativo eliminando così due importanti fattori della patogenesi della restenosi. Infatti l'uso degli stent coronarici ha ridotto la restenosi rispetto all'angioplastica convenzionale con il pallone. Tuttavia, l'uso estensivo degli stent anche in lesioni complesse ha prodotto una «nuova patologia»: la restenosi intrastent (soprattutto in alcuni tipi di lesioni quali le biforcazioni, lesioni lunghe, vasi piccoli, occlusioni totali, pazienti diabetici con lesioni diffuseS) che, paragonata alla restenosi post angioplastica con solo pallone, risulta più difficile da trattare. Così, l'obbiettivo primario oggi per il cardiologo interventista è risolvere questo problema.
La combinazione tra un device meccanico che agisce efficacemente sul ritorno elastico e sul rimodellamento vasale negativo (stent) e il controllo della proliferazione intimale ‹ la risposta neointimale al danno provocato dall'impianto dello stent ‹ (farmaci antiproliferativi) rappresenta l'approccio terapeutico emergente per la prevenzione della restenosi. Questo nuovo approccio consiste nell'utilizzo dello stent come un veicolo per farmaci da rilasciare in sede della lesione trattata. Si presuppone che l'utilizzo di stent medicati con farmaci antiproliferativi o immunosoppressori con il successivo rilascio locale è in grado di prevenire la restenosi.
I primi farmaci valutati in questo contesto mediante studi clinici sono il paclitaxolo e il sirolimus. I dati rilevati da questi studi dimostrano una marcata riduzione della restenosi con l'uso degli stent medicati con paclitaxolo e sirolimus rispetto agli stent convenzionali. Tuttavia, molti punti rimangono da chiarire e sono in corso diversi studi per valutare la sicurezza e l'efficacia di questi stent su un maggior numero di pazienti e soprattutto se impiegati a livello di lesioni più complesse e a più elevato rischio di restenosi.
In basi ai dati estremamente favorevoli, prodotti dagli studi condotti finora con stent medicati con sirolimus e paclitaxolo, si può prevedere a breve termine importanti cambiamenti nella nostra pratica clinica e l'inizio di una nuova ''era '' per la cardiologia interventistica.

inizio pagina

Publication History

Per citare questo articolo

Corresponding author e-mail