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MINERVA CARDIOANGIOLOGICA

Rivista sulle Malattie del Cuore e dei Vasi


Official Journal of the Italian Society of Angiology and Vascular Pathology
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ARTICOLI ORIGINALI  


Minerva Cardioangiologica 2002 June;50(3):239-44

Copyright © 2002 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

La valutazione del rischio cutaneo di necrosi nelle arteriopatie periferiche

D'Eri A., Martini R., Cordova R. M., Trevisan G., Andreozzi G. M.


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Obiettivo. Negli ultimi anni il trattamento chirurgico e farmacologico dell'ischemia critica hanno subito significativi cambiamenti, tanto da aumentare la possibilità di limitare gli interventi demolitivi e/o consentire il completo recupero dell'arto. Tuttavia non si è modificata nè la sopravvivenza né l'incidenza delle amputazioni, questo, probabilmente, o per un'inadeguata terapia postoperatoria o per un aumento delle possibili complicanze. La valutazione del rischio cutaneo di necrosi e delle possibilità di recupero dell'ischemia dell'arto potrebbero influenzare positivamente la tattica terapeutica da adottare in questi pazienti. Lo scopo di questo lavoro è individuare dei parametri di riferimento in grado di rappresentare in modo oggettivo il punto di non ritorno della sofferenza ischemica cutanea, migliorando, nel contempo le conoscenze fisiopatologiche della arteriopatia periferica in fase critica.
Metodi. Nella prima fase del nostro studio 56 pazienti, in diversi stadi di arteriopatia periferica, sono stati sottoposti a valutazione microcircolatoria misurando il pattern di TcPO2 e TcPCO2 in correlazione con la performance deambulatoria espressa come ACD al treadmill test (2,5 km/h pendenza 12,5%). La seconda fase si basa sulla valutazione dell'outcome clinico a tre mesi di 12 dei 19 pazienti con ischemia critica tenendo conto delle variazioni di TcPO2 e TcPCO2 indotte da un test posturale e dopo un ciclo di due settimane con prostanoidi.
Risultati. Nel passaggio dalla claudicazione stabile a quella invalidante abbiamo registrato una riduzione della TcPO2 ed un aumento dell'acidosi con progressiva perdita della correlazione diretta tra ACD e TcPO2 ed incremento della correlazione inversa del parametro deambulatorio con la TcPCO2. La CLI, invece, è caratterizzata da TcPO2 molto bassa con TcPCO2 media di 120 mmHg; nessuna correlazione è stata trovata tra i parametri considerati. L'outcome clinico favorevole ha presentato un aumento della TcPO2 e una riduzione della TcPCO2 con prova posturale e dopo il ciclo di terapia. Tra i pazienti con risposta peggiorativa al test posturale hanno presentato possibilità di recupero solo quelli con risposta positiva al trattamento terapeutico.
Conclusioni. La fase di claudicazione invalidante può essere considerata un punto di viraggio fisiopatologico dalla condizione di ischemia relativa a quella di ischemia assoluta, che in clinica equivale alla fase prodromica della ischemia critica. L'identificazione dei pazienti recuperabili sembra alquanto agevole in base alle risposte positive al test posturale ed al trattamento farmacologico. Al contrario, individuare i pazienti con risposta negativa al test posturale, o con scarsa risposta al trattamento farmacologico, come sicuramente non-responder e destinati all'amputazione certa, è ancora difficile. Un maggior numero di osservazioni, implementate, da altri elementi valutativi potranno contribuire alla definizione di un più chiaro trend negativo.

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