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MINERVA CARDIOANGIOLOGICA

Rivista sulle Malattie del Cuore e dei Vasi


Official Journal of the Italian Society of Angiology and Vascular Pathology
Indexed/Abstracted in: EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
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REVIEW  


Minerva Cardioangiologica 2002 Febbraio;50(1):63-8

lingua: Italiano

Statine e disfunzione endoteliale nel diabete

Rosati E., Aracri N., Bottone A., Cau C., Scotti E.


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Il diabete è associato con una morbilità ed una mortalità significativa nell'insorgenza delle sindromi acute coronariche. Esiste una relazione progressiva tra i livelli di glucosio ed il rischio cardiovascolare.
Infatti, l'iperglicemia provoca una disfunzione endoteliale, che è riconosciuta essere un elemento supplemenate nella microangiopatia e nella macroangiopatia diabetica. Inoltre, i pazienti diabetici presentano elevati livelli di colesterolo che aumenta il rischio di CHD. Le statine, per via dei loro effetti potrebbero rappresentare la terapia idonea. I benefici effetti delle statine potrebbero estendersi attraverso il miglioramento del profilo lipidico. Sono descritti numerosi meccanismi per spiegare gli effetti benefici legati all'impiego della terapia ipolipemizzante, e tra questi possiamo annoverare il miglioramento della vasodilatazione endotelio dipendente, la stabilizzazione delle lesioni aterosclerotiche, la riduzione degli stimoli infiammatori e la prevenzione, lenta progressione o regressione delle lesioni aterosclerotiche (effetto pleiotropico). Esperimenti cellulari suggeriscono che le statine hanno un impatto sulla funzione endoteliale attraverso la prevenzione della riduzione, dell'ossido nitrico indotta dall'ossidazione LDL indotta e l'aumento della sintesi dell'ossido nitrico. Le statine hanno inoltre un impatto sull'infiammazione cronica riducendo la responsabilità mitogena (PDGF), inibendo la proliferazione cellulare del muscolo liscio, inibendo la chemotassi e la migrazione dei monociti e riducendo la produzione proteasica macrofagica.
Il beneficio clinico assoluto raggiunto sembra maggiore nei pazienti diabetici rispetto a quelli non diabetici con CHD in quanto questi hanno un rischio assoluto elevato di eventi CHD ricorrenti e di fenomeni aterosclerotici.

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