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MINERVA CARDIOANGIOLOGICA

Rivista sulle Malattie del Cuore e dei Vasi


Official Journal of the Italian Society of Angiology and Vascular Pathology
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ARTICOLI ORIGINALI  


Minerva Cardioangiologica 2001 Dicembre;49(6):357-62

lingua: Inglese

Outcome of percutaneous coronary angioplasty (PTCA) performed in a low-volume institution by low-volume operators, evaluated by means of the one-month major adverse cardiac event rate

Rubboli A., Brancaleoni R., Euler E., Casella G., La Vecchia L., Fontanelli A., Sangiorgio P., Bracchetti D.


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Obiettivo. Data la riportata relazione inversa tra risultati dell'angioplastica coronarica (PTCA) e volume di attività, abbiamo voluto esaminare i risultati del nostro Centro durante il primo anno di attività interventistica, valutando l'incidenza di eventi cardiaci avversi maggiori (MACE) ad 1 mese.
Metodi. Dall'analisi retrospettiva dei dati procedurali e della visita di controllo effettuata dopo 3-4 settimane, abbiamo determinato, globalmente e per singolo operatore, l'incidenza di morte, infarto e necessità di rivascolarizzazione miocardica.
Risultati. Durante il 1999, 61 pazienti (53M, 8F; età: 59,9±10,4 anni) sono stati sottoposti consecutivamente a PTCA nel nostro Centro. Nel 75% dei casi, l'indicazione era rappresentata da angina stabile da sforzo. Patologie associate quali diabete e rivascolarizzazione pregressa erano presenti nel 16 e 5% dei casi, rispettivamente. Nel 20% dei casi la procedura è stata multivasale, per un numero totale di 84 lesioni trattate (A/B1 nel 77%). Nel 70% dei casi (12% come bail-out) è stato impiantato uno stent. Il successo procedurale è stato 93%. Globalmente, i MACE ad 1 mese sono stati 3,3%, costituiti da un bypass urgente intra-ospedaliero per operatore 1 (MACE ad 1 mese 3,6%) e da un bypass elettivo nel follow-up per persistenza di angina per operatore 2 (MACE ad 1 mese 3%).
Conclusioni. La PTCA eseguita in un Centro a basso volume di attività da operatori a basso volume di attività non si associa necessariamente a risultati scadenti, a condizione che vengano selezionati casi a basso rischio. Nonostante nel 1999 soltanto il 52% dei Centri Italiani abbia rispettato gli standard di volume raccomandati, questi devono comunque essere raggiunti, anche se un certo tempo andrebbe probabilmente concesso, sempre che il monitoraggio dei MACE ad 1 mese risulti adeguato, sia per il Centro che per i singoli operatori.

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