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MINERVA CARDIOANGIOLOGICA

Rivista sulle Malattie del Cuore e dei Vasi


Official Journal of the Italian Society of Angiology and Vascular Pathology
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Minerva Cardioangiologica 2001 August;49(4):239-44

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lingua: Italiano

Ischemia silente ed aritmie ventricolari nell’ipertensione essenziale

Palmiero P., Maiello M.


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Obiettivo. Episodi di ischemia silente sono presenti nel 4-5% della popolazione maschile ultra cinquantenne. I pazienti affetti da ipertensione essenziale presentano una incidenza maggiore di coronaropatie, rispetto ai normotesi. La mortalità cardiaca è elevata nei pazienti affetti da ipertensione arteriosa essenziale, aumenta maggiormente in presenza di ischemia miocardica e/o aritmie ventricolari. In tutti i precedenti studi sull'ipertensione arteriosa, il criterio di inclusione è stato una pressione arteriosa diastolica > 95 mmHg, criterio a bassa selettività. Il nostro studio ha lo scopo di valutare l'incidenza di ischemia silente ed aritmie ventricolari, in pazienti ipertesi, non in terapia farmacologica e con diagnosi formulata con il monitoraggio ambulatoriale della pressione arteriosa delle 24 ore, ambulatory blood pressure monitoring (ABPM), criterio più selettivo del valore pressorio diastolico proposto dall'OMS.
Metodi. 128 pazienti consecutivi affetti da ipertensione arteriosa, secondo le regole OMS, furono sottoposti ad ABPM per 24 ore. 85 (66,4%), presentarono una pressione arteriosa media delle 24 ore > 135/85 mmHg. Tutti questi pazienti furono sottoposti ad ecocardiografia mono e bidimensionale ed elettrocardiogramma dinamico delle 24 ore secondo Holter.
Risultati. 60 pazienti (70,6%) presentavano ipertrofia ventricolare sinistra, 25 erano esenti (29,4%). Secondo la classificazione di Lown and Wolf, per le aritmie ventricolari 20 pazienti (23,5%) avevano un'aritmia in Classe I, 5 (5,9%) in Classe II, 4 (4,7%) in Classe III, 9 (10,6%) in Classe IV A, 20 (23,5%) in Classe IV B,12 (14,2%) in Classe V e 15 pazienti (17,6%) non presentavano aritmie ventricolari clinicamente rilevanti. 40 pazienti (47%) presentavano uno o più episodi di sottoslivellamento del tratto ST di durata maggiore di 60''. Il numero di episodi è variato tra 1 e 22, con una media di 6,8 e la durata è variata tra 1 e 16 minuti con una media di 7,6 minuti. L'ipertrofia ventricolare sinistra si è dimostrata ben correlata con aritmie ventricolari più severe con r=0,552, p<0,0001 così come si è dimostrata ben correlata con la presenza di sottoslivellamento del tratto ST, e quindi ischemia silente, (r=0,51, p<0,004). No, altamente significativa è la correlazione tra aritmie ventricolari e presenza di sottoslivellamento del tratto ST (r=0,042, p<0,021). Tutte le correlazioni sono graduali e continue.
Conclusioni. Concludiamo affermando che l'uso di un criterio più selettivo nella diagnosi di ipertensione arteriosa, serve ad identificare pazienti, che si trovano in uno stadio più avanzato della malattia ipertensiva e vanno quindi individuati per poter praticare una prevenzione primaria della cardiopatia ischemica.

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