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MINERVA CARDIOANGIOLOGICA

Rivista sulle Malattie del Cuore e dei Vasi


Official Journal of the Italian Society of Angiology and Vascular Pathology
Indexed/Abstracted in: EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 0,752


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NOTE DI TERAPIA  


Minerva Cardioangiologica 2000 Novembre;48(11):393-410

lingua: Inglese, Italiano

Differente impatto sulla performance cardiovascolare di pazienti con scompenso cardiaco cronico lieve-moderato (II classe NYHA) ad opera del carvedilolo e della scopolamina a lento rilascio transdermico: evidenza di un beneficio sulla capacità funzionale esercitato dalla scopolamina

De Vecchis R., Pucciarelli G., Setaro A., Nocerino L.


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Obiettivo. Verificare e confrontare gli effetti rispettivamente esercitati in pazienti con scompenso cardiaco cronico dal cerotto di scopolamina a lento rilascio transdermico e dal beta e alfa bloccante carvedilolo sui principali parametri derivati dal test da sforzo cardiopolmonare massimale, come pure dall'analisi nel dominio delle frequenze, della variabilità dell'«heart period».
Metodi. In ciascuno dei 14 pazienti con scompenso cardiaco cronico in II classe NHYA, reclutati per lo studio, il test cardiopolmonare massimale e la valutazione dello spettro di potenza dell'«heart period» sono stati eseguiti dapprima in corso di terapia convenzionale, quindi alla fine di un periodo di 7 giorni in cui la terapia di base era integrata con patch di scopolamina e, infine, a distanza di 3 mesi dalla supplementazione della terapia di base con carvedilolo per os. La necessità di un congruo periodo, necessario per il rodaggio dell'apparato cardiovascolare nei confronti dell'azione del carvedilolo, nonché l'esigenza di una lenta gradualità nella titolazione della sua dose, spiegano la finestra temporale di 3 mesi separante l'introduzione in terapia del carvedilolo dall'esplorazione dei suoi effetti sui parametri spiroergometrici e spettrali.
Risultati. Durante somministrazione di scopolamina, i valori di V.O2max, di tempo di esercizio e di doppio prodotto (rispettivamente 24±5,3 ml/kg/min, 12±3 min e 23630±3760) risultarono significativamente superiori sia ai rilievi basali (p<0,05 in ogni caso) sia ai rilievi in corso di terapia con carvedilolo (p<0,01 per V.O2max e doppio prodotto; p<0,05 per il tempo di esercizio). Parallelamente, sotto scopolamina, i valori registrati di varianza totale e di LF e HF power (rispettivamente 1255 msec2 da un canto e 430 e 250 msec2 dall'altro) risultarono significativamente maggiori sia dei livelli basali (p<0,05 per il total power, p<0,01 per i valori di LF e HF HRV) sia dei livelli raggiunti durante blocco adrenergico con carvedilolo (per LF power p<0,01; per il total power e per il potere nella banda HF, invece, p<0,05). Rispetto ai rilievi basali, la terapia con carvedilolo si associò a significativa riduzione del V.O2max (p<0,05), del doppio prodotto (p<0,01), della Fc max (p<0,05) e del potere nella banda LF (p<0,05), con flessione non significativa nel tempo di esercizio e, egualmente, incremento debole, non significativo, della varianza totale e del HF power.
Conclusioni. Pertanto, in pazienti con disfunzione oligosintomatica del ventricolo sinistro, la scopolamina a basse dosi potenzia parallelamente la variabilità spontanea della HR e la «performance» cardiorespiratoria da sforzo; il carvedilolo, invece, agisce sulla variabilità dell'HR esclusivamente attenuando la attività oscillatoria LF, e inoltre risulta deprimere la capacità funzionale cardiaca, in quanto causa caduta, rispetto ai valori basali, del V.O2max, tale minore «uptake» di O2 al picco dello sforzo massimale durante blocco recettoriale adrenergico potendo essere imputato a inadeguato incremento dell'«output» cardiaco da meno efficiente ascesa cronotropa durante sforzo. Pertanto il documentato effetto benefico del carvedilolo sull'attesa di vita del paziente scompensato cardiaco in II-III classe NYHA è dissociato da effetti di potenziamento della capacità funzionale. Per la scopolamina transdermica invece, non sono noti effetti sul «target» dell'incremento della sopravvivenza nello scompenso cardiaco, mentre la esperienza sembra accreditarne un ruolo utile nel potenziamento della capacità di lavoro, e, quindi, si presume, dell'adattabilità allo sforzo e della qualità di vita del paziente con scompenso cardiaco cronico.

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