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MINERVA CARDIOANGIOLOGICA

Rivista sulle Malattie del Cuore e dei Vasi


Official Journal of the Italian Society of Angiology and Vascular Pathology
Indexed/Abstracted in: EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
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ARTICOLI ORIGINALI  


Minerva Cardioangiologica 2000 November;48(11):349-56

lingua: Inglese, Italiano

Significato prognostico dei markers di generazione trombinica nella fase acuta e cronica di un ictus ischemico non cardioembolico

Soncini M., Gasparini P., Lorena M., Motta A., Cimminiello C.


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Obiettivo. Precedenti studi hanno documentato una attivazione del sistema emostatico, nella fase acuta dell'ictus ischemico. Tale attivazione sembra rappresentare un indice prognostico sfavorevole. Non è ancora chiaro se in questi pazienti lo stato ipercoagulativo persista a distanza dall'ictus; così come accade nei pazienti con sindrome coronarica acuta.
Metodi. Quali marcatori dell'attivazione della coagulazione, sono stati dosati i livelli plasmatici del frammento 1+2 della protrombina (F1+2) e del complesso trombina-antitrombina III (TAT), in 40 pazienti consecutivi, alla prima osservazione per un primo episodio di ictus ischemico non cardioembolico; una ulteriore determinazione dei 9 marcatori è stata eseguita dopo 6 mesi dall'ictus. Sedici pazienti con cardiomiopatia involutiva, omogenei per età e sesso, hanno rappresentato il gruppo di controllo.
Risultati. Alla prima osservazione, i valori di F1+2 e TAT erano superiori nei pazienti con ictus rispetto ai controlli (F1±2: 2,38±2,30 nmol/l vs 1,20±0,50; p<0,03; TAT: 16,11±19,60 ng/ml vs 5,51±4,29; p<0,05). I livelli di F1+2 e TAT non risultavano correlati ad un marcatore di di fase acuta, quale la proteina C reattiva. Anche dopo 6 mesi, i livelli di F1+2 e TAT, nei pazienti con ictus erano significativamente più elevati rispetto ai controlli; senza una differenza significativa con i valori di F1+2 e TAT basali. L'analisi delle curve di sopravvivenza mostrano una mortalità maggiore nei pazienti con uno stato ipercoagulativo (definito da livelli di F1+2 e TAT > a 2 deviazioni standard, dalla media).
Conclusioni. I nostri dati indicano la persistenza di uno stato ipercoagulativo nell'ictus ischemico non tromboembolico. Questa condizione sembrerebbe rappresentare un indice prognostico sfavorevole.

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