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MINERVA CARDIOANGIOLOGICA

Rivista sulle Malattie del Cuore e dei Vasi


Official Journal of the Italian Society of Angiology and Vascular Pathology
Indexed/Abstracted in: EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
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ARTICOLI ORIGINALI  


Minerva Cardioangiologica 1999 July-August;47(7-8):245-54

lingua: Inglese, Italiano

Persistenza del dotto arterioso. Follow-up a 40 anni in 677 pazienti operati

Actis Dato G. M., Cavaglià M., Aidala E., Actis Dato A. Jr., Bardi G. L., Rizza M. L., Punta G., Trichiolo S.


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Obiettivo. Questo studio riguarda la pervietà del dotto di Botallo, con particolare attenzione posta sulla diagnosi, tecniche chirurgiche, sopravvivenza e gravidanza postoperatoria nelle pazienti operate.
Metodi. a) Disegno sperimentale: la ricerca condotta è di tipo retrospettivo e il follow-up è di 40 anni. b) Ambiente: tutti i pazienti sono stati operati presso la Divisione Universitaria di Cardiochirurgia di Torino (struttura pubblica) e presso l'Istituzione Italiana di Cardiochirurgia (struttura privata). c) Pazienti: dal 1958 al 1987, sono stati operati 677 pazienti: l'età media era 11,5 ± 8,7 anni. Il follow-up è stato completato su 487 pazienti (72%). d) Interventi: è stata spesso utilizzata una toracotomia laterale sinistra; nei pazienti più giovani, tuttavia, la legatura del dotto è stata eseguita all'interno del pericardio attraverso una toracotomia anteriore sinistra nel terzo spazio intercostale. Nei casi non complicati, il dotto è stato più frequentemente legato che diviso, usando due suture a borsa di tabacco e uno o due punti transfissi. e) Rilevamenti: sono stati esaminati la mortalità precoce e tardiva, le condizioni cliniche di tutti i pazienti, le gravidanze a termine e gli aborti pre- o postoperatori delle donne operate.
Risultati. Dal 1958 al 1967 la mortalità precoce è stata 5%; successivamente è stata nulla. La recidiva di pervietà si è verificata in soli 4 casi. 72% delle pazienti operate hanno avuto una o più gravidanze.
Conclusioni. L'aspettativa di vita risulta normale dopo la chiusura chirurgica del dotto in casi non complicati, durante l'infanzia o la giovinezza, mentre la morte prematura non sempre può essere evitata operando adulti affetti da scompenso cardiaco cronico. Infine, la gestazione nel postoperatorio non rappresenta un fattore di rischio per la madre né la pervietà del dotto sembra essere correlata a trasmissione fetale.

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