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MINERVA CARDIOANGIOLOGICA

Rivista sulle Malattie del Cuore e dei Vasi


Official Journal of the Italian Society of Angiology and Vascular Pathology
Indexed/Abstracted in: EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
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REVIEW  


Minerva Cardioangiologica 1999 Giugno;47(6):203-12

lingua: Italiano

I risultati dei grandi trials clinici di confronto tra angioplastica primaria e trombolisi

Stazi F., Verde M., Stazi C.


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Una delle principali dispute cardiologiche riguarda quale terapia, tra angioplastica (PTCA) primaria e trombolisi, sia da preferire nei pazienti con infarto miocardico acuto.
I dati disponibili in letteratura non mostrano un'indiscutibile superiorità di una delle due opzioni terapeutiche sull'altra.
Tenendo conto che l'obiettivo primario del trattamento dei pazienti con infarto miocardico acuto in atto deve essere il ripristino rapido e persistente del flusso coronarico anterogrado, la migliore terapia per ciascun paziente deve ritenersi quella che può essere applicata più rapidamente e con meno rischi. Pertanto, la PTCA può essere preferita qualora possa essere effettuata rapidamente, da operatori esperti e con supporto cardiochirurgico, soprattutto in pazienti con controindicazioni alla trombolisi o considerati ad alto rischio. Negli altri casi può invece essere preferibile l'impiego della trombolisi.
L'impianto di stent, poi, sembra superiore rispetto alla sola PTCA convenzionale, soprattutto rispetto ai rischi di riocclusione o restenosi. Tali conclusioni sono però desunte da studi con casistiche ancora limitate e richiedono, quindi, ulteriori conferme; inoltre, mancano studi di confronto diretto tra angioplastica primaria con impianto di stent e trombolisi.
La letteratura sembra inoltre supportare il ricorso alla PTCA di salvataggio in caso di fallimento della terapia trombolitica e riscontro di flusso TIMI 0 o 1 dell'arteria responsabile dell'infarto e sconsigliarla, invece, in caso di flusso TIMI 2.
Non sembra invece raccomandabile l'uso dell'angioplastica precoce, ma non di salvataggio, nei pazienti che sono già stati sottoposti a terapia trombolitica.
Infine, in caso di shock cardiogeno, i dati disponibili, sia pure derivati più da studi osservazionali che randomizzati, fanno propendere decisamente per la rivascolarizzazione mediante angioplastica.

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