Ricerca avanzata

Home > Riviste > Minerva Anestesiologica > Fascicoli precedenti > Minerva Anestesiologica 2006 Novembre;72(11) > Minerva Anestesiologica 2006 Novembre;72(11):891-913

FASCICOLI E ARTICOLI   I PIÙ LETTI   eTOC

ULTIMO FASCICOLOMINERVA ANESTESIOLOGICA

Rivista di Anestesia, Rianimazione, Terapia Antalgica e Terapia Intensiva

Official Journal of the Italian Society of Anesthesiology, Analgesia, Resuscitation and Intensive Care
Indexed/Abstracted in: Current Contents/Clinical Medicine, EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 2,036

Periodicità: Mensile

ISSN 0375-9393

Online ISSN 1827-1596

 

Minerva Anestesiologica 2006 Novembre;72(11):891-913

 REVIEW

Ecocardiografia transesofagea in Terapia Intensiva

Hüttemann E.

Department of Anaesthesiology and Intensive Care Medicine University Hospital Friedrich-Schiller-University Jena Jena, Germany

L’ecocardiografia si è evoluta sino a divenire una delle modalità più versatili per la diagnosi e per la guida del trattamento di pazienti critici. Sia l’ecocardiografia transtoracica (TTE) sia quella transesofagea (TEE) sono in grado di fornire al letto del paziente informazioni in tempo reale su una varietà di anomalie cardiache strutturali e funzionali così come sulla contrattilità, sullo status ventricolare e sulla gittata cardiaca, e sono diventate il metodo di scelta per la valutazione della funzionalità cardiaca nelle unità di terapia intensiva. Entrambi gli approcci presentano vantaggi e svantaggi. Sebbene la TTE rimanga l’approccio di scelta, la TEE si è dimostrata in grado di fornire un valore aggiunto in molti casi di pazienti critici grazie alla sua capacità di fornire una visualizzazione eccellente delle strutture cardiache, al suo impatto sulla gestione del paziente e al suo basso tasso di complicanze (2,6%). Viene qui rivisto lo stato dell’arte della TEE nel paziente adulto critico, con particolare attenzione circa il suo ruolo diagnostico in diversi scenari clinici, sottolineandone i suoi effetti sulle decisioni cliniche che dovranno essere prese ma anche sul suo ruolo circa il monitoraggio. Le condizioni nelle quali la TEE fornisce le migliori indicazioni diagnostiche definitive nei pazienti critici e nel caso in cui siano presenti lesioni cardiache sono rappresentate dai pazienti emodinamicamente instabili con reperti TTE sub-ottimali o sottoposti a ventilazione meccanica, dai pazienti con sospetta dissezione aortica o con lesioni aortiche e da altre situazioni nelle quali la TEE si dimostra essere superiore alla TTE (come nel caso di sospetta endocardite, di possibile embolia a partenza cardiaca o aortica). L’impatto diagnostico, terapeutico e chirurgico sulla gestione del paziente critico varia dal 44% al 99% (media ponderata 67,2%), dal 10% al 69% (media ponderata 36%) e dal 2% al 29% (media ponderata 14,1%), rispettivamente, a seconda dei pazienti e del tipo di terapia intensiva. Dal momento che l’ecocardiografia fornisce informazioni diverse rispetto ad altri strumenti per il monitoraggio emodinamico, quali il cateterismo arterioso polmonare, i diversi metodi non sono in competizione tra loro ma piuttosto complementari. I dati attuali che supportano l’utilizzo della TEE nei pazienti critici necessitano di studi prospettici, randomizzati e controllati focalizzati su obiettivi quali il rapporto costo-beneficio, la morbidità o la mortalità. In ogni caso, l’evidenza attuale così come l’esperienza, evidenziano i significativi benefici che possono essere ottenuti dalla disponibilità dell’ecocardiografia, specialmente quella TEE, nelle unità di terapia intensiva, così come la necessità di un adeguato addestramento dei medici operanti in tali tipi di unità.

lingua: Inglese


FULL TEXT  ESTRATTI

inizio pagina