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MINERVA ANESTESIOLOGICA

Rivista di Anestesia, Rianimazione, Terapia Antalgica e Terapia Intensiva


Official Journal of the Italian Society of Anesthesiology, Analgesia, Resuscitation and Intensive Care
Indexed/Abstracted in: Current Contents/Clinical Medicine, EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 2,036


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  SMART 2006 - Milano, 10-12 maggio 2006


Minerva Anestesiologica 2006 Giugno;72(6):473-7

lingua: Inglese

Epidemiology of ARDS

Lewandowski K., Lewandowski M.

Department of Anesthesiology Intensivm Care and Pain Therapye Elisabeth-Hospital Essen, Essen, Germany


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Per decenni l’incidenza della sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS) non è stata chiara. Un primo sforzo per affrontare il problema fu fatto dal National Heart and Lung Task Force che, nel 1972, fornì alla comunità scientifica una stima approssimata per gli Stati Uniti di 75 casi/100 000 abitanti/anno. Quasi 20 anni dopo, i primi studi sulla popolazione diedero in Europa una stima di 1,4-4,5 casi/100000 abitanti/anno. La ricerca epidemiologica è diventata sempre più mirata da quando, nel 1992 l’American-European Consensus Conference stabilì le nuove definizioni di ARDS e di danno polmonare acuto (acute lung injury=ALI). Negli studi successivi, dove furono utilizzate queste nuove definizioni, l’incidenza è variata tra 13-23 casi/100 000 abitanti/anno per l’ARDS ed è stata di 18 casi/100 000 abitanti/anni per la ALI. I risultati dell’ultimo accurato studio epidemiologico eseguito a Seattle, hanno suggerito un’incidenza pari a 59 e a 79 casi/100 000 abitanti/anno per la ARDS e la ALI, rispettivamente. Questi nuovi dati, simili a quelli proposti nel 1972, portano a un paradigma: la ARDS e la ALI non vengono più considerate sindromi rare ma come malattie diffuse, con un massiccio impatto socio-economico, paragonabile a quello del cancro del polmone, dell’AIDS, dell’asma o dell’infarto miocardico.

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