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MINERVA ANESTESIOLOGICA

Rivista di Anestesia, Rianimazione, Terapia Antalgica e Terapia Intensiva


Official Journal of the Italian Society of Anesthesiology, Analgesia, Resuscitation and Intensive Care
Indexed/Abstracted in: Current Contents/Clinical Medicine, EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 2,036


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  SMART 2006 - Milano, 10-12 maggio 2006


Minerva Anestesiologica 2006 June;72(6):467-71

lingua: Inglese

Using the nerve stimulator for peripheral or plexus nerve blocks

Urmey W. F.

Hospital for Special Surgery Weill Medical College of Cornell University New York, NY, USA


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La tecnica convenzionale per la localizzazione dei nervi utilizza dei punti di repere anatomici a cui fa seguito l’esplorazione invasiva con un ago per raggiungere gli obiettivi prefissati. L’obiettivo prefissato può essere o di tipo anatomico (ad esempio tecnica transarteriosa) o funzionale (ad esempio, parestesia o risposta motoria alla stimolazione elettrica).
Aspetti scientifici fondamentali per la localizzazione nervosa: la possibilità di stimolare elettricamente un nervo periferico o un plesso nervoso dipende da molte variabili, tra le quali 1) l’area conduttiva dell’elettrodo, 2) l’impedenza elettrica, 3) la distanza tra l’elettrodo e il nervo, 4) il flusso della corrente elettrica (amperaggio) e 5) la durata dell’impulso.
L’area conduttiva dell’elettrodo segue l’equazione R=ρL/A, dove R è la resistenza elettrica, ρ è la resistività del tessuto, L la distanza tra elettrodo e nervo e A l’area conduttiva dell’elettrodo. Di conseguenza la resistenza varia in modo inversamente proporzionale all’area conduttiva dell’elettrodo.
L’impedenza elettrica del tessuto varia in funzione della sua composizione. In generale, i tessuti ad alto contenuto lipidico hanno un’alta impedenza. I moderni stimolatori elettrici nervosi sono concepiti per fornire una corrente costante invece che per variare le impedenze.
La distanza tra elettrodo e nervo è l’aspetto che influenza maggiormente la capacità di scatenare una risposta motoria a seguito di una stimolazione elettrica. Questo aspetto segue la legge di Coulomb: E = K(Q/r2), dove E rappresenta il carico stimolante necessario, K è una costante, Q è la quantità minima di corrente stimolante necessaria e r2 è la distanza tra elettrodo e nervo. Di conseguenza, la capacità di stimolare il nervo con un basso amperaggio (ad esempio <0,5 mA) indica che l’elettrodo è posizionato molto vicino al nervo.
Similmente, aumentando il flusso della corrente (amperaggio) aumenta la possibilità di stimolare a distanza un nervo.
L’aumento della durata dell’impulso aumenta il flusso di elettroni durante una pulsazione corrente ad ogni dato amperaggio. Di conseguenza, la riduzione della durata dell’impulso a periodi molto brevi (ad esempio 0,1 o 0,05 ms) diminuisce la dispersione della corrente, e richiede che la punta dell’ago sia estremamente vicina al nervo per poter evocare una risposta motoria.
I parametri sopra citati possono essere variati in modo da ottimizzare la localizzazione del nervo e il suo conseguente bloccaggio. Diversamente da tecniche che utilizzano immagini, quali l’ecografia, la stimolazione elettrica nervosa dipende dalla conduzione del nervo. Similmente, l’elettrodo percutaneo con guida (PEG) consente di utilizzare le variabili prima descritte per consentire una pre-localizzazione del nervo tramite una stimolazione transcutanea.

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