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MINERVA ANESTESIOLOGICA

Rivista di Anestesia, Rianimazione, Terapia Antalgica e Terapia Intensiva


Official Journal of the Italian Society of Anesthesiology, Analgesia, Resuscitation and Intensive Care
Indexed/Abstracted in: Current Contents/Clinical Medicine, EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
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Minerva Anestesiologica 2006 January-February;72(1-2):21-36

Copyright © 2005 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Pulmonary capillary pressure. A review

Ganter B. G., Jakob S. M., Takala J.

Department of Intensive Care Medicine University Hospital (Inselspital), Bern, Switzerland


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La pressione capillare polmonare (pulmonary capillary pressure, Pcap) rappresenta il principale fattore che guida la fuoriuscita dei liquidi dai capillari polmonari all’interstizio. L’aumento della pressione idrostatica capillare è direttamente proporzionale al tasso di filtrazione polmonare transvascolare e nei casi estremi il suo aumento porta all’edema polmonare. A livello della circolazione polmonare, il flusso sanguigno dipende dal gradiente di pressione transpolmonare, definito come la differenza esistente tra la pressione arteriosa polmonare (diastolica) e quella dell’atrio sinistro. Nella vascolatura polmonare la resistenza al flusso dipende da componenti arteriose e venose, che interagiscono con la capacità dei capillari polmonari. In situazioni patologiche, quali la sindrome da distress respiratorio acuto (acute respiratory distress syndrome, ARDS), la sepsi, l’edema polmonare neurogeno o nel caso di soggiorni ad elevate altitudini, la distribuzione longitudinale della resistenza precapillare arteriosa e postcapillare venosa varia. Di conseguenza, la relazione tra Pcap e la pressione di occlusione dell’arteria polmonare (pulmonary artery occlusion pressure, PAOP) è estremamente variabile e la Pcap non può più essere predetta da quest’ultima. Nella pratica clinica, la PAOP viene comunemente utilizzata per valutare la somministrazione di liquidi e la Pcap solo raramente viene presa in considerazione quale riferimento emodinamico. Questo approccio è potenzialmente fuorviante. In presenza di una PAOP normale e di un aumentato gradiente tra la Pcap e quest’ultima, la tendenza dei liquidi a fuoriuscire dai capillari, con conseguente formazione di edema, può essere sostanzialmente sottostimata. Per valutare la Pcap sono stati sviluppati metodi pienamente validati nell’uomo. Al letto del paziente la misurazione della Pcap può essere fatta facilmente analizzando la pressione transitoria dopo l’occlusione acuta dell’arteria polmonare provocata dal palloncino del catetere di Swan-Ganz.

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