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MINERVA ANESTESIOLOGICA

Rivista di Anestesia, Rianimazione, Terapia Antalgica e Terapia Intensiva


Official Journal of the Italian Society of Anesthesiology, Analgesia, Resuscitation and Intensive Care
Indexed/Abstracted in: Current Contents/Clinical Medicine, EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 2,623


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ANESTESIA  SMART 2004 - Milano, 12-14 maggio 2004FREEfree


Minerva Anestesiologica 2004 May;70(5):293-7

Copyright © 2004 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Auditory evoked potentials

De Cosmo G., Aceto P., Clemente A., Congedo E.

Department of Anaesthesiology and Intensive Care Catholic University of the Sacred Heart, Rome, Italy


FULL TEXT  


I potenziali evocati uditivi rappresentano una manifestazione della risposta cerebrale a una stimolazione di tipo uditivo. I potenziali evocati uditivi a latenza media e la frequenza coerente dei potenziali evocati uditivi costituiscono i più promettenti strumenti di monitoraggio della profondità dell’anestesia. I potenziali evocati uditivi a latenza media mostrano modificazioni graduali con l’aumentare della concentrazione dell’anestetico, nell’ambito del range di concentrazioni clinicamente efficaci. Le latenze di Pa e di Nb si allungano e le loro ampiezze si riducono. Queste modificazioni nelle caratteristiche delle onde di potenziale sono simili sia agli anestetici per via inalatoria che a quelli per via endovenosa. Le modificazioni della latenza delle onde Pa e Nb sono correlate alla transizione dalla veglia allo stato di incoscienza. La registrazione dei potenziali evocati uditivi a latenza media può anche fornire informazioni circa il processamento cerebrale dello stimolo uditivo, probabilmente perché essa riflette un’attività a livello del lobo temporale/corteccia primaria, siti coinvolti nell’elaborazione del suono e in un complesso meccanismo di processamento della memoria implicita (non dichiarativa). Si è trovato che la frequenza coerente viene interrotta dai farmaci anestetici ed è implicata nel meccanismo che regola l’attenzione. Questi risultati sono in accordo con il concetto secondo cui i potenziali evocati uditivi riflettono il bilancio tra gli effetti attivanti della stimolazione chirurgica e gli effetti depressogeni degli anestetici. Tuttavia, i potenziali evocati uditivi non rappresentano una misura ottimale della profondità dell’anestesia. Essi non sono in grado di predire i movimenti del paziente durante l’intervento chirurgico; inoltre il segnale può essere alterato da artefatti muscolari, dalla diatermia e da altre interferenze elettriche generate nella sala operatoria. In conclusione, una volta che l’affidabilità nella registrazione dei potenziali evocati uditivi sia stata dimostrata e che il potere di acquisizione del segnale sia stato migliorato, è verosimile che i potenziali evocati uditivi diventeranno un’operazione di routine nella pratica clinica anestesiologica.

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