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MINERVA ANESTESIOLOGICA

Rivista di Anestesia, Rianimazione, Terapia Antalgica e Terapia Intensiva


Official Journal of the Italian Society of Anesthesiology, Analgesia, Resuscitation and Intensive Care
Indexed/Abstracted in: Current Contents/Clinical Medicine, EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 2,036


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ANESTESIA  SMART 2004 - Milano, 12-14 maggio 2004


Minerva Anestesiologica 2004 May;70(5):285-91

Copyright © 2004 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Allergy and anaphylaxis in anaesthesia

Mertes P. M., Laxenaire M. C.

Departement of Anesthesia and Resuscitation, CHU Hopital Central, Nancy, France


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Nella maggior parte dei Paesi industrializzati sono state riportate con crescente frequenza reazioni di ipersensibilità immediata all’anestetico e agli agenti somministrati in associazione durante il periodo perioperatorio. Nella maggior parte dei casi le reazioni sono di origine immunologica (reazioni mediate dalle IgE, reazioni di anafilassi) oppure correlate alla stimolazione diretta del rilascio di istamina (reazioni di tipo anafilattoide).
Si calcola che l’incidenza dell’anafilassi sia compresa tra 1 su 10 000 e 1 su 20 000 anestesie, e qualsiasi farmaco somministrato nel periodo perioperatorio è potenzialmente in grado di determinare reazioni di ipersensibilità immediata anche fatali. Gli agenti di blocco neuromuscolare, il lattice e gli antibiotici rappresentano le sostanze più frequentemente coinvolte. Tuttavia, non è possibile distinguere dal punto di vista clinico le reazioni anafilattiche dalle reazioni non immunomediate, che costituiscono il 30-40% delle reazioni di ipersensibilità. Di conseguenza, ogni caso di sospetta reazione anafilattica deve essere approfonditamente indagato mediante test combinati in fase operatoria e in fase postoperatoria, al fine di confermare la natura della reazione e la responsabilità dei farmaci sospettati e al fine di fornire precise raccomandazioni per le procedure anestetiche future. Queste indagini comprendono la concentrazione plasmatici dell’istamina, della triptasi e delle IgE specifiche, al momento della reazione, e i test cutanei, a distanza di 6 settimane. Inoltre, dal momento che nessun trattamento specifico ha dimostrato di prevenire efficacemente lo sviluppo dell’anafilassi, la determinazione della reazione allergica deve essere effettuata in tutti i pazienti a rischio elevato.
È necessario sottolineare la necessità di opportuni studi epidemiologici, nonché la relativa complessità delle indagini allergologiche. Tali indagini rappresentano un incentivo per lo sviluppo di un network di allergo-anestesiologia clinica, al fine di fornire una serie di pareri esperti agli anestesisti e agli allergologi.

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