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MINERVA ANESTESIOLOGICA

Rivista di Anestesia, Rianimazione, Terapia Antalgica e Terapia Intensiva


Official Journal of the Italian Society of Anesthesiology, Analgesia, Resuscitation and Intensive Care
Indexed/Abstracted in: Current Contents/Clinical Medicine, EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 2,036


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CARDIOVASCOLARE  SMART 2004 - Milano, 12-14 maggio 2004


Minerva Anestesiologica 2004 April;70(4):239-43

lingua: Inglese

Modulating the pulmonary circulation: an update

Dembinski R., Henzler D., Rossaint R.

Department of Anesthesiology, University Hospital, RWTH, Aachen, Germany


FULL TEXT  


L’ipertensione polmonare rappresenta un problema di comune riscontro nell’ambito delle patologie della circolazione polmonare di diversa origine. L’ipertensione polmonare cronica si può sviluppare in seguito a patologie di tipo cardiopolmonare oppure di tipo sistemico, mentre l’ipertensione polmonare acuta e l’ipertensione polmonare acuta sovrapposta a quella cronica spesso si verificano in corso di interventi di chirurgia cardiotoracica. Il rischio più grave è costituito dallo scompenso cardiaco destro, in particolar modo in corso di ipertensione polmonare acuta. Pertanto, in aggiunta al trattamento di base della patologia sottostante, l’utilizzo di farmaci vasodilatatori rappresenta una valida opzione terapeutica al fine di diminuire il postcarico del ventricolo destro. Tuttavia, i vasodilatatori per via endovenosa possono causare ipotensione arteriosa sistemica e compromettere lo scambio gassoso a causa della vasodilatazione delle aree di shunt polmonare. Di conseguenza, per il trattamento dell’ipertensione polmonare è stato proposto l’utilizzo dei vasodilatatori per via inalatoria, come l’ossido nitrico e la prostaciclina, specialmente nei casi in cui è contestualmente presente ipossiemia a causa di un alterato rapporto tra ventilazione e perfusione. Tuttavia, dagli studi clinici controllati e randomizzati finalizzati alla valutazione degli effetti a lungo termine sono emersi risultati differenti. In effetti, è stato osservato che nell’ipertensione polmonare cronica i vasodilatatori per via inalatoria determinano un miglioramento della prognosi, mentre i risultati nel trattamento della sindrome da distress respiratorio acuto sono positivi solamente quando questi farmaci vengono utilizzati come ultima risorsa e/o come terapia di transizione nell’ipossiemia di grado severo. Per quanto riguarda la chirurgia cardiotoracica, è stato dimostrato che i vasodilatatori per via inalatoria sono in grado di migliorare la circolazione polmonare nei casi in cui è presente ipertensione polmonare di grado severo.
Nonostante si siano rivelati efficaci negli studi sperimentali, non possono essere formulate raccomandazioni precise circa l’utilizzo di altri agenti vasodilatatori, come gli inibitori delle fosfodiesterasi o gli antagonisti delle endoteline.
In modo analogo, l’utilizzo in combinazione di differenti agenti vasodilatatori merita ulteriori indagini, al fine di verificarne l’efficacia in appositi studi clinici randomizzati.

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