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MINERVA ANESTESIOLOGICA

Rivista di Anestesia, Rianimazione, Terapia Antalgica e Terapia Intensiva


Official Journal of the Italian Society of Anesthesiology, Analgesia, Resuscitation and Intensive Care
Indexed/Abstracted in: Current Contents/Clinical Medicine, EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 2,036


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ARTICOLI ORIGINALI  RIANIMAZIONE E TERAPIA INTENSIVA


Minerva Anestesiologica 2003 December;69(12):897-905

Copyright © 2003 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese, Italiano

Verifica dopo 5 anni di un modello matematico per la predizione dell’esito nei pazienti degenti in terapia intensiva

Donati A. 1, Gabbanelli V. 1, Pantanetti S. 1, Scala C. 1, Carbini C. 1, Valentini I. 1, Antognini M. 1, Pelaia P. 1, Pietropaoli P. 2

1 Institute of Medical and Surgical Emergencies Marche Polytechnic University, Ancona, Italy
2 Institute of Anesthesiology and Intensive Care University “La Sapienza”, Rome, Italy


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Obiettivo. Scopo del presente studio è verificare la calibrazione e la discriminazione di un modello matematico per la predizione dell’esito nei pazienti degenti in terapia intensiva (TI), dopo 5 anni, in una casistica dei pazienti ricoverati nel corso del 2000. In questo modo, si è voluto fare un controllo di qualità della TI in modo da giustificare l’aumento di spesa avvenuta nella suddetta Rianimazione.
Metodi. È stato condotto uno studio prospettico su 357 pazienti ricoverati per almeno 24 ore presso la Rianimazione Clinica nel corso del 2000. Per tutti i pazienti è stato calcolato il punteggio APACHE II entro le prime 24 ore e, se la durata della degenza lo consentiva, anche in 5°, 10° e 15° giornata. Sulla base dei 4 modelli predittivi costruiti è stato calcolato il rischio di decesso per ciascuno dei 4 tempi. Successivamente, sempre in ciascuno dei 4 tempi, sono state costruite la tavole di contingenza dei morti attesi e osservati ed è stato eseguito il test di Hosmer-Lemeshow per valutare la calibrazione dei modelli. Sono state quindi costruite le 4 curve ROC ed è stata calcolata l’area per valutare le capacità discriminanti dei q4 modelli.
Risultati. Il 1° modello, applicato a 24 ore dall’ingresso, ha mostrato una cattiva calibrazione al test di Hosmer-Lemeshow (p=0,000088), mentre l’area della ROC è risultata uguale a 0,744±0,32. Il 2° modello, relativo alla 5° giornata, ha mostrato anch’esso una scarsa calibrazione (p=0,000588), con un’area ROC=0,827±0,04. In 10° giornata il modello è risultato essere ben calibrato (test di Hosmer-Lemeshow: p=0,112247), con un’area ROC=0,888±0,04. Infine, in 15° giornata, il modello aveva di nuovo una cattiva calibrazione (p=0,001422), con, però, un’ottima capacità discriminante (area=0,906±0,06).
Conclusioni. Lo sviluppo di modelli predittivi del rischio di morte e il loro utilizzo nel tempo rimangono un oggettivo metodo di valutazione della qualità dell’assistenza di una TI nel tempo, anche se devono essere accompagnati da altri indicatori, riguardanti la qualità di vita dei pazienti dopo la dimissione dalla Rianimazione.

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