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ULTIMO FASCICOLOMINERVA ANESTESIOLOGICA

Rivista di Anestesia, Rianimazione, Terapia Antalgica e Terapia Intensiva

Official Journal of the Italian Society of Anesthesiology, Analgesia, Resuscitation and Intensive Care
Indexed/Abstracted in: Current Contents/Clinical Medicine, EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 2,036

Periodicità: Mensile

ISSN 0375-9393

Online ISSN 1827-1596

 

Minerva Anestesiologica 2003 Maggio;69(5):438-41

SMART 2003 - Milano, 28-30 maggio 2003 

 ANESTESIA

Postanaesthetic shivering. Epidemiology, pathophysiology and approaches to prevention and management

Alfonsi P.

Département of Anesthesia and Resuscitation, Hôpital A. Paré, Boulogne, France

I brividi post-anestesia rappresentano una delle principali cause di disagio per i pazienti che sono stati sottoposti ad anestesia generale. Nel corso delle registrazioni elettromiografiche, il fattore di differenziazione rispetto ai brividi che si riscontrano nei pazienti in completo stato di veglia è risultato essere l’esistenza di un clono simile a quello registrato nei pazienti con sezione del midollo spinale. Insieme a questo tipo di brividi sono presenti i classici segnali di accensione e spegnimento che si associano alla vasocostrizione cutanea (brividi termoregolatori). Tra le cause responsabili della loro comparsa si trova innanzi tutto l’ipotermia, che si instaura in seguito all’inibizione della termoregolazione operata dagli agenti anestetici. Tuttavia, noi abbiamo notato anche l’esistenza di brividi associati alla vasodilatazione cutanea (brividi non-termoregolatori), che riconosce molte cause, fra cui il dolore postoperatorio. Indipendentemente dal disagio e dall’aggravamento del dolore che provocano, i brividi post-anestesia aumentano le richieste metaboliche in misura proporzionale alla massa muscolare sollecitata e alle capacità cardiache del paziente. Non è stata dimostrata alcuna associazione tra il verificarsi di questi brividi e una aumentata morbilità cardiaca, ma è preferibile evitare i brividi post-anestesia, dal momento che fanno consumare ossigeno. Le misure preventive riguardano essenzialmente la prevenzione dell’ipotermia per mezzo di un riscaldamento attivo del paziente. Il riscaldamento post-operatorio della superficie cutanea è un mezzo per determinare la temperatura di soglia dei brividi mentre si aumenta la temperatura della pelle e si limita il disagio del paziente. Tuttavia, questa procedura risulta meno efficace rispetto all’impiego di farmaci come la meperidina, il nefopam o il tramadolo, che sono attivi nel ridurre la temperatura di soglia dei brividi

lingua: Inglese


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