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MINERVA ANESTESIOLOGICA

Rivista di Anestesia, Rianimazione, Terapia Antalgica e Terapia Intensiva


Official Journal of the Italian Society of Anesthesiology, Analgesia, Resuscitation and Intensive Care
Indexed/Abstracted in: Current Contents/Clinical Medicine, EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 2,036


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TERAPIA INTENSIVA  SMART 2003 - Milano, 28-30 maggio 2003


Minerva Anestesiologica 2003 Maggio;69(5):371-5

lingua: Italiano

Antitrombina: prospettive nella pratica clinica. Sepsi: anticoagulanti o antinfiammatori?

Imberti D.

Ambulatorio Trombosi, III Unità Operativa di Medicina Interna, Ospedale Civile di Piacenza, Piacenza, Italia


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La sepsi e lo shock settico rappresentano una frequente causa di mortalità nelle Unità di Terapia Intensiva, nonostante i progressi della terapia antibiotica e del trattamento di supporto emodinamico e respiratorio. La causa di morte più importante è rappresentata dalla Multi-Organ Dysfunction Syndrome, che è la espressione clinica di un danno irreversibile a carico del microcircolo. Nella sepsi si attivano una serie di reazioni legate alla liberazione di mediatori dell’infiammazione, da un lato, e all’attivazione del sistema della coagulazione e della fibrinolisi dall’altro. Gli eventi finali di tali processi possono, comunque, essere identificati nella formazione di trombina, nel danno al microcircolo e nello sviluppo clinico della insufficienza multi-organo.
Le ragioni che giustificano il ricorso all’utilizzo di antitrombina (AT) nel trattamento della coagulazione intravascolare disseminata associata a sepsi si fondano sul fatto che l’AT è costantemente diminuita nella sepsi e nello shock settico e che tale riduzione risulta direttamente correlata alla gravità del quadro clinico e alla mortalità dei pazienti. Gli studi che hanno valutato i livelli di AT in pazienti affetti da sepsi hanno spesso evidenziato la significatività della correlazione tra bassi livelli di AT e una prognosi infausta. L’AT ha una duplice funzione: anticoagulante e antinfiammatoria.
Il meccanismo più importante attraverso il quale la AT esercita la sua attività antiflogistica è mediato dal suo legame con i glicosaminoglicani presenti sulla superficie dell’endotelio, con conseguente rilascio di prostacicline ad azione antinfiammatoria. In corso di sepsi e shock settico, la AT si è dimostrata in grado, soprattutto nell’animale da esperimento ma anche nell’uomo, di diminuire i valori circolanti di mediatori della flogosi e talora di prevenire il danno d’organo e di ridurre la mortalità.

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