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MINERVA ANESTESIOLOGICA

Rivista di Anestesia, Rianimazione, Terapia Antalgica e Terapia Intensiva


Official Journal of the Italian Society of Anesthesiology, Analgesia, Resuscitation and Intensive Care
Indexed/Abstracted in: Current Contents/Clinical Medicine, EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 2,036


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TERAPIA INTENSIVA  SMART 2003 - Milano, 28-30 maggio 2003


Minerva Anestesiologica 2003 May;69(5):365-70

lingua: Italiano

Alcune considerazioni sulla gestione del donatore di fegato

Cerutti E. 1, Stratta C. 1, Schellino M.M. 1, Serra R. 2, Fop F. 1, Lupo F. 3, Salizzoni M. 3

1 Anestesia e Rianimazione 6, Azienda Ospedaliera S. Giovanni Battista, Torino, Italia
2 Dipartimento di Microbiologia, Azienda Ospedaliera S. Giovanni Battista, Torino, Italia
3 Chirurgia Generale 8, Centro Trapianto di Fegato, Azienda Ospedaliera S. Giovanni Battista, Torino, Italia


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Abbiamo preso in esame 481 donatori di fegato al fine di determinare l’incidenza di colture positive su campioni ottenuti prima della raccolta, al momento della raccolta e sul liquido di conservazione. Altre finalità dello studio erano rappresentate dalla determinazione dei fattori correlati alle colture positive nel donatore, dall’analisi della trasmissione di batteri e funghi dal donatore al ricevente, dalla verifica dell’influenza della positività della coltura del donatore sulla sopravvivenza del trapianto e del paziente. Le colture sono risultate positive in 232 su 481 (48%) donatori. È risultata presente una batteriemia in 101 su 481 (20%) donatori. La durata della permanenza in unità intensiva è risultata essere significativamente più lunga nel caso dei donatori che presentavano una coltura positiva. Solamente in un caso è stata dimostrata una trasmissione di batteri Gram-negativi dal donatore infetto al paziente trapiantato. Non sono state osservate differenze nella sopravvivenza a un anno e nei tassi di secondo trapianto tra i pazienti che hanno ricevuto il fegato da donatori con coltura positiva e i pazienti che hanno ricevuto il fegato da donatori con coltura negativa. In conclusione, anche se rara, la trasmissione dell’infezione dal donatore all’ospite è dimostrata. L’allargamento dei criteri per il reclutamento dei donatori di organo può rendere ragione dell’elevato numero di donatori con coltura positiva che abbiamo riscontrato. Una attenta sorveglianza microbiologica, unitamente al trattamento, può ridurre l’impatto clinico negativo sulla prognosi dei pazienti trapiantati.

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