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MINERVA ANESTESIOLOGICA

Rivista di Anestesia, Rianimazione, Terapia Antalgica e Terapia Intensiva


Official Journal of the Italian Society of Anesthesiology, Analgesia, Resuscitation and Intensive Care
Indexed/Abstracted in: Current Contents/Clinical Medicine, EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 2,036


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  SMART 2003 - Milano, 28-30 maggio 2003


Minerva Anestesiologica 2003 Maggio;69(5):333-7

lingua: Inglese

Ventilating the patient with severe asthma: nonconventional therapy

Sydow M.

St. Johannes-Hospital, Dortmund, Germany


FULL TEXT  


La terapia farmacologica convenzionale della patologia asmatica grave e dello stato asmatico comprende i β-2 simpaticomimetici, la teofillina, i corticosteroidi e, occasionalmente, gli anticolinergici di uso topico (bromuro di ipratropio). Dal mo­mento che l’ipossiemia rappresenta il segno più grave dello stato asmatico, la somministrazione di ossigeno risulta obbligatoria. Tuttavia, se fallisce la terapia broncodilatatrice e permane l’ipossemia, solitamente si sviluppa una insufficienza respiratoria a causa della progressiva compromissione della muscolatura respiratoria.
I valori di pressione arteriosa di CO2 in aumento e l’acidosi respiratoria rappresentano indicazioni al supporto con ventilazione meccanica, al fine di ridurre il carico a cui è sottoposta la pompa respiratoria già compromessa. Oggi si assiste a un crescente consenso circa il fatto che il supporto ventilatorio dovrebbe essere somministrato in primo luogo sotto forma di ventilazione non invasiva per mezzo di una mascherina facciale1. Tuttavia, in un numero significativo di pazienti affetti da asma di grado severo, le procedure di ventilazione non invasiva sono controindicate o insufficienti. Solitamente in questi casi il paziente deve essere intubato per via endotracheale e sottoposto alla ventilazione meccanica di tipo “invasivo”.
L’intubazione e la ventilazione dei pazienti con asma di grado severo o stato asmatico risulta associata a una elevata incidenza di complicanze rispetto ai pazienti sottoposti a ventilazione artificiale per altre cause di insufficienza respiratoria2,3. Pertanto, i rischi della ventilazione meccanica di tipo invasivo devono essere confrontati con attenzione con la terapia conservativa in atto e con la ventilazione non invasiva. Il riscontro di arresto cardiopolmonare e di ipossiemia di grado severo, nonostante la somministrazione di ossigeno e la ventilazione non invasiva, rappresenta un criterio di valore assoluto per procedere all’intubazione e alla ventilazione assistita. Nella maggior parte dei casi, il deterioramento dello stato mentale e l’esaurimento della funzionalità respiratoria costituiscono i segni clinici che portano alla ventilazione meccanica. La decisione è determinata dal corso del deterioramento clinico (la velocità con cui peggiorano le condizioni di salute del paziente), piuttosto che dai valori patologici isolati. Il riscontro isolato di valori aumentati di pressione arteriosa di CO2, accompagnati da una moderata acidosi respiratoria, non rappresenta di per sé una indicazione alla ventilazione meccanica. Tuttavia, valori di pressione arteriosa di CO2 in continuo aumento, oppure la comparsa di una grave acidosi metabolica a distanza di un’ora dalla ventilazione non invasiva rappresentano una forte indicazione alla ventilazione meccanica invasiva. Altri criteri sono costituiti dall’evidenza clinica di scompenso cardiaco, insieme alla caduta nel volume di pulsazione, alle disritmie, al pneumomediastino, al pneumotorace (che deve essere drenato prima della ventilazione meccanica!).

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